Il caso. Una donna veniva licenziata a seguito di contestazioni disciplinari con le quali si addebitava di aver utilizzato le credenziali del precedente direttore di filiale per accedere al terminale a lei in uso ed avere informazioni non collegate ad esigenze di servizio. Finita la vicenda in Tribunale, la donna insiste fino all’ultimo grado di giudizio per vedere riconosciute le sue ragioni: i giudici d’appello, a suo dire, non hanno valutato che la navigazione in Internet non era stata effettuata per ragioni personali, ma per far fronte a compiti d’ufficio e, inoltre, non avrebbero considerato l’assenza di precedenti disciplinari a suo carico e la situazione nella quale si era venuta a trovare, vittima di un processo di denigrazione sistematica.
La giusta causa di licenziamento richiede di essere specificata in sede interpretativa. Ma le sue tesi non sono riuscite a fare breccia tra i Giudici di Cassazione. Per i magistrati, infatti, il giudizio di proporzionalità è stato compiuto sulla base della valutazione di tutte le risultanze fattuali rilevanti. In particolare, l’utilizzo di password altrui e gli accessi alla banca dati non attinente l’attività demandata, sono stati considerati nell’ambito della delicatezza della funzione attribuita alla dipendente, che avrebbe imposto un rigoroso rispetto delle regole, la cui violazione era pertanto idonea a determinare il venir meno dell’elemento fiduciario. Per tali ragioni la Cassazione ha rigettato il ricorso della donna (sentenza n. 12337/16, del 15 giugno).
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/L’utilizzo di password altrui fa venir meno il rapporto fiduciario: giusto il licenziamento - La Stampa
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domenica 19 giugno 2016
L’utilizzo di password altrui fa venir meno il rapporto fiduciario: giusto il licenziamento

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