lunedì 18 aprile 2016

Si presenta in ritardo e si giustifica con una bugia: licenziamento ancora in discussione

Comportamento non tollerabile, secondo l’azienda, quello del lavoratore, presentatosi in clamoroso ritardo. L’uomo, però, riesce ad aggravare ulteriormente la sua posizione, presentando una giustificazione assolutamente falsa.
Nonostante tutto, però, per la Cassazione è comunque in discussione la legittimità del licenziamento deciso dalla società. A queste conclusioni sono pervenuti i Supremi Giudici nella sentenza n. 7419 del 14 aprile scorso.
Ritardo. Nessun dubbio sulla condotta del lavoratore: egli riconosce di «avere preso servizio solo alle 11.30». Ancora più grave, però, secondo l’azienda, il fatto che egli abbia bluffato sulle ragioni del ritardo. Lui ha sostenuto di aver dovuto lavorare «fino alle 23.30, la sera precedente», a causa di diversi «problemi», ma, in realtà, tale «giustificazione è risultata non vera».
Per la società è venuto meno il «necessario rapporto di fiducia». E questa considerazione è ritenuta corretta dai giudici di merito, con consequenziale conferma del «licenziamento».
Bugia. Ma le granitiche certezze delineate in Appello vengono messe in discussione ora dalla Cassazione che reputa da valutare con grande attenzione la «legittimità del licenziamento».
Dando per certo l’episodio, ed essendo evidente la violazione compiuta dal lavoratore, resta comunque necessaria, secondo i giudici, una «analisi» sulla «gravità del fatto» e sulla sua «idoneità a ledere il vincolo fiduciario». E, su questo fronte, andrà tenuta presente anche la «menzogna» utilizzata dal dipendente per giustificare il ritardo.
Allo stesso tempo, merita di essere valutata, concludono i giudici, anche «la rilevanza dell’omissione in relazione al ruolo assegnato al lavoratore e alle mansioni affidategli».
Vicenda ancora aperta e affidata nuovamente alla Corte d’Appello, e, quindi, licenziamento in bilico.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Si presenta in ritardo e si giustifica con una bugia: licenziamento ancora in discussione - La Stampa

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