“Ritmi di lavoro insostenibili”: così il dipendente ha motivato le proprie dimissioni. Pare una scelta folle, almeno in apparenza, ma si è rivelata assolutamente logica. Non a caso, il lavoratore passa all’incasso dalla propria vecchia azienda, ricevendo una corposa somma per differenze retributive, TFR e, soprattutto, indennità sostitutiva del preavviso (Cassazione, sentenza 18429/15).
Il caso
Il lavoratore vede condannare la sua azienda in primo e in secondo grado. Tale visione è condivisa, ora, anche dalla Cassazione, che ritiene legittime le pretese avanzate dall’uomo, poggiate, tra l’altro, su «periodo di attività, orario di lavoro, inquadramento». Il punto centrale è l’impegno richiesto dall’azienda al dipendente, impegno che l’uomo ha sempre definito «gravoso», tanto da «spingerlo a dimettersi». Anche su questo fronte i Giudici del Palazzaccio, valutano come corretta la visione tracciata in tribunale prima e in appello poi.
Le dimissioni erano state rassegnate perché l'uomo era «ormai esasperato dai ritmi lavorativi insostenibili cui la società lo sottoponeva e per i quali aveva contratto una patologia» – «sindrome ansiosa da stress per iperattività lavorativa» – certificata dal Servizio di medicina legale e fiscale. Di conseguenza, la conferma della decisione emessa in appello: azienda obbligata, quindi, a soddisfare le pretese economiche dell’ex dipendente.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /“Troppo lavoro”: giustificate le dimissioni del dipendente. E l’azienda paga - La Stampa
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lunedì 21 settembre 2015
“Troppo lavoro”: giustificate le dimissioni del dipendente. E l’azienda paga

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