È indice di una “situazione commerciale anomala”, la circostanza che un imprenditore dichiari un reddito di 4.682 euro, ovvero inferiore alla soglia di povertà individuata dall’ISTAT. Tanto anomala da legittimare, di per sé, l’accertamento induttivo di maggiori ricavi. Così si è espressa la Cassazione, nella sentenza 24313 depositata lo scorso 14 novembre, confermando quanto già sancito dall’Appello e rigettando il ricorso dell’imprenditore.
Con la decisione la Corte chiarisce che, di fronte a tale comportamento antieconomico, capace di far derivare l’inattendibilità delle scritture, l’Ufficio è legittimato a dubitare della veridicità di quanto dichiarato, restando al contribuente l’onere di dimostrare “l’effettiva sussistenza di un operare quasi in perdita”. Nel caso, il basso reddito non era neppure l’unica “anomalia”: i Giudici di merito avevano, infatti, rilevato ulteriori “discrasie” relative all’indice di rotazione del magazzino e alla produttività per addetto, oltre all’incoerenza della percentuale di ricarico. Tutti dati che, affermano gli Ermellini, uniti alla “irrisorietà assoluta” dei redditi dichiarati e all’obiettività del costo del venduto (rilevato in contradditorio dalle fatture d’acquisto), paiono “logicamente rivelatori di maggiore capacità contributiva rispetto a quella risultante dalla documentazione contabile e fiscale”. All’imprenditore, che non offriva elementi di prova contraria, non resta che far fronte alla pretesa erariale.
Fonte: Fiscopiù - Giuffrè per i Commercialisti - www.fiscopiu.it/La Stampa - E' giusto l’accertamento se si dichiara un reddito inferiore alla soglia di povertà
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martedì 18 novembre 2014
E' giusto l’accertamento se si dichiara un reddito inferiore alla soglia di povertà

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