Il reato tributario d’indebita compensazione comprende solo il caso in cui il datore di lavoro esponga dati e notizie false in sede di denunce obbligatorie. Tutte le altre dichiarazioni rese in altro modo ma con lo scopo di ottenere un ingiusto conguaglio dei crediti con i debiti, configurano il reato di truffa. Lo sancisce la Cassazione, con la sentenza 45225 del 3 novembre.
Il datore di lavoro aveva dichiarato di aver corrisposto al lavoratore gli assegni familiari, in realtà mai versati, chiedendo il conguaglio delle somme con il debito vantato nei suoi confronti dall’INPS. La Suprema Corte ha affermato che questa condotta integra il reato di truffa, inducendo in errore l’Istituto Previdenziale sul diritto al conguaglio “realizzando così un ingiusto profitto e non già una semplice evasione contributiva”.
Fonte: Fiscopiù - Giuffrè per i Commercialisti - www.fiscopiu.it/La Stampa - Compensava gli assegni familiari mai pagati con il debito verso l’INPS, è truffa
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venerdì 7 novembre 2014
Compensava gli assegni familiari mai pagati con il debito verso l’INPS, è truffa

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