Cena offerta con il bancomat di un altro. Sì al giudizio per il furto e poi per l’indebito utilizzo
Un uomo è condannato, in entrambi i giudizi di merito, ad un anno e due mesi di reclusione e 500 euro di multa, nonché al risarcimento danni in favore della parte civile, per aver indebitamente utilizzato, per ben 3 volte, una tessera bancomat. L’imputato si rivolge ai giudici di Cassazione, ritenendo di essere già stato giudicato, seppur con una diversa qualificazione giuridica, per il reato di furto della carta bancomat. Tuttavia, la Corte di legittimità (sentenza 18269/13) è di diverso avviso. Infatti, l’imputato è stato processato per l’indebito utilizzo della tessera bancomat e, quindi, per una condotta diversa dalla sottrazione della medesima carta. Inoltre l’identità del fatto sussiste quando «vi sia corrispondenza storico-naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e con riguardo alle circostanze di tempo, di luogo e di persona». Infine – precisa ulteriormente la Cassazione - la preclusione del ne bis in idem non opera ove tra i fatti irrevocabilmente giudicati e quelli ancora da giudicare «sia configurabile un’ipotesi di concorso formale di reati, potendo la stessa fattispecie essere riesaminata sotto il profilo di una diversa violazione di legge». Il ricorso è dichiarato inammissibile.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it
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giovedì 29 agosto 2013
Cena offerta con il bancomat di un altro. Sì al giudizio per il furto e poi per l’indebito utilizzo

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