venerdì 21 luglio 2017

Le insidie della rete: i pericoli per la nostra identità digitale

Molto spesso sentiamo parlare di Web 1.0, 2.0, 3.0 senza conoscerne il reale significato e le differenze tra essi. Ma cosa si intende per Web?
Il Web è uno spazio elettronico e digitale destinato alla pubblicazione di contenuti multimediali (testi, immagini, audio, video, ipertesti, ipermedia ecc.), nonché uno strumento per implementare particolari servizi come ad esempio il download di software (programmi, dati, applicazioni, videogiochi ecc.).
Tale spazio elettronico e tali servizi sono resi disponibili attraverso particolari computer collegati in rete chiamati server Web. Si è soliti ricondurre la nascita del Web (il World Wide Web letteralmente “rete di grandezza mondiale”) al 6 agosto 1991, giorno in cui Tim Berners-Lee, informatico britannico, pubblicò il primo sito Web dando così vita al fenomeno “WWW” (detto anche “della tripla W”).
L’evoluzione del Web si articola in diverse fasi:
Il Web 1.0 (il suffisso 1.0 fu aggiunto successivamente per differenziarlo dalle evoluzioni di Web successive) era caratterizzato dalla presenza di siti Web statici e non interattivi, erano formati da pagine ricche di ipertesti, contenenti collegamenti ad altre pagine.
Il Web 2.0 viene inteso come evoluzione della rete e dei siti internet, caratterizzati da una maggiore interattività che pone l’utente al centro della rete. Internet non è più una semplice “rete di reti”, né un agglomerato di siti Web isolati e indipendenti tra loro, bensì la “summa” delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione dell’informazione e della condivisione del sapere.
In altri termini il Web 2.0 è l’insieme di tutte quelle applicazioni on-line che permettono un elevato livello di interazione tra il sito Web e l’utente come i blog, i forum, le chat, i wiki, le piattaforme di condivisione di media come Youtube, social network, ecc.
Il termine Web 3.0 è stato coniato da Etic Schmidts (ceo di Google) nel 2007. La linea di sviluppo principale che caratterizza il Web 3.0 è il concetto di Web semantico (semantic Web). Il termine Web semantico fa riferimento all’inserimento nel Web di informazioni comprensibili da parte del calcolatore.
Il Web attuale corrisponde solo in piccola misura all’idea del Web semantico che nasce dalla necessità di facilitare lo scambio di informazioni non solo tra gli uomini, che si realizza con il Web 2.0, ma anche tra le macchine.
In sintesi, possiamo dire che il Web 3.0 è caratterizzato da contenuti comprensibili dal computer, dal collegamento dei dati grazie a criteri di classificazione comuni e, infine, dall’Internet of Things (IoT), neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti dove l’oggetto ha un ruolo attivo, dinamico, interagisce con il mondo circostante in modo intelligente, grazie a una serie di “sensori” e “attuatori” e tramite un collegamento alla Rete.
Oggi già sono immessi in commercio elettrodomestici programmabili a distanza (domotica) o che comunque grazie al collegamento alla Rete sono in grado di fornire ulteriori informazioni al consumatore (possibili guasti, consumi di elettricità, ecc.).
Sin dall’inizio la Rete ha messo a disposizione dei propri utenti tantissimi servizi, ricordiamo le mailing-list, i newsgroup, i personal Web site per poi passare ai più moderni wiki, blog, social network (facebook, twitter, linkedin, myspace, youtube, ecc.). Spesso questi servizi sono gratuiti, ma i gestori di queste piattaforme sociali in cambio ci chiedono i nostri dati personali al fine di poter tracciare le nostre identità digitali. In questo modo è possibile profilarci e condurre efficaci politiche di marketing a vantaggio di aziende talvolta prive di scrupoli.
Bisogna stare attenti alle attività delle aziende che gestiscono i social network, in quanto generalmente si finanziano vendendo pubblicità mirate. Il valore di queste imprese è strettamente legato anche alla loro capacità di analizzare in dettaglio il profilo, le abitudini e gli interessi dei propri utenti, per poi rivendere le informazioni a chi ne ha bisogno.
I social network (Facebook, MySpace e altri) sono “piazze virtuali”, cioè dei luoghi in cui via Internet ci si ritrova portando con sé e condividendo con altri fotografie, filmati, pensieri, indirizzi di amici e tanto altro.
I social network sono lo strumento di condivisione per eccellenza e rappresentano straordinarie forme di comunicazione, anche se comportano dei rischi per la sfera personale degli individui coinvolti. Sono strumenti che danno l’impressione di uno spazio personale, o di piccola comunità. Si tratta però di un falso senso di intimità che può spingere gli utenti a esporre troppo la propria vita privata, a rivelare informazioni strettamente personali, provocando “effetti collaterali”, anche a distanza di anni, che non devono essere sottovalutati.
Non bisogna mai dimenticare che le nozioni di digital footprint, identità e profilazione degli utenti in internet, sono concetti tra loro strettamente collegati.
Il termine digital footprint, viene comunemente utilizzato per indicare le tracce di dati che vengono disperse nella rete a seguito di determinate interazioni avvenute all’interno dell’ambiente digitale, questi dati contengono usualmente informazioni riguardanti le diverse interazioni che un soggetto può eseguire in un contesto digitale. Questi dati ed informazioni possono concorrere nel formare anche una identità digitale.
A tal fine è possibile individuare almeno due tipi di informazioni che possono essere reperiti on-line e riguardanti un soggetto determinato, un primo tipo, che potremmo definire di informazioni primarie e riguardanti i caratteri personalissimi dell’individuo, ed altri tipi di informazioni secondarie, riguardanti le abitudini sociali ed i gusti commerciali dell’utente interessato, questi due tipi di informazioni, elaborate tra loro, formano il cd. profilo-utente.
Da queste brevi premesse, si pongono alla nostra attenzione una serie di questioni, occorre anzitutto domandarsi quali siano gli interessi che sottostanno ad una operazione di profilazione e in seconda analisi quali tutele sono esperibili in tali situazioni.
Come noto, la maggior parte dei moderni dispositivi di comunicazione, al momento del loro utilizzo attraverso il collegamento ad internet, frammentano e disperdono delle tracce che provano l’utilizzo del dispositivo e la contestuale presenza dell’utente in rete. Nella pratica il problema della profilazione e della dispersione dei dati personali, si manifesta in modo particolare nei momenti della navigazione in internet mediante browser (si pensi ai cookies) e nell’utilizzo delle più comuni piattaforme di social networking come strumenti relazionali e di comunicazione.
A tal fine vengono sempre più utilizzate anche tecniche di reperimento di informazioni utili al ciclo di intelligence tramite il monitoraggio e l’analisi dei contenuti scambiati attraverso i Social Media come la SOCial Media INTelligence (SOCMINT).
L’obiettivo principale della profilazione è la pubblicità comportamentale, che pensata e cresciuta nel mondo delle comunicazioni informatiche, prevede il tracciamento delle informazioni rilasciate dagli utenti durante la navigazione in internet, al fine di creare segmenti pubblicitari ad personam, modellati sugli interessi dell’utente considerato. Tale attività di per sé non è illecita o vietata, ma con il crescente bisogno di proteggere le identità digitali e i dati sensibili degli utenti, negli ultimi anni l’Unione europea si è mossa in maniera molto decisa verso la creazione di direttive e linee guida contenenti discipline di regolamentazione nelle comunicazioni elettroniche e di protezione dei dati nonché delle informazioni riguardanti gli utenti di internet, per dare ai naviganti strumenti attraverso i quali poter essere sempre al corrente dell’eventuale monitoraggio che può avvenire sulle loro tracce digitali. Il recente Regolamento europeo in realtà ha un occhio particolare per tali attività che vengono considerate degne della massima attenzione.
In effetti il progressivo sviluppo delle comunicazioni elettroniche ha determinato la crescita esponenziale di nuovi servizi e tecnologie. Se ciò ha comportato, da un lato, indiscutibili vantaggi in termini di semplificazione e rapidità nel reperimento e nello scambio di informazioni fra utenti della rete Internet, dall’altro, ha provocato un enorme incremento del numero e delle tipologie di dati personali trasmessi e scambiati, nonché dei pericoli connessi al loro illecito utilizzo da parte di terzi non autorizzati.
Si è così maggiormente diffusa l’esigenza di assicurare una forte tutela dei diritti e delle libertà delle persone, con particolare riferimento all’identità personale e alla vita privata degli individui che utilizzano le reti telematiche.
Difatti, nell’attuale era tecnologica, come si è visto, le caratteristiche personali di un individuo possono essere tranquillamente scisse e fatte confluire in diverse banche dati, ciascuna di esse contraddistinta da una specifica finalità. Su tale presupposto può essere facilmente ricostruita la c.d. persona elettronica (v. identità digitale) attraverso le tante tracce che lascia negli elaboratori che annotano e raccolgono informazioni sul suo conto.
La forma di tutela più efficace è comunque sempre l’autotutela, cioè la gestione attenta dei propri dati personali. Difatti, i contenuti creati dagli utenti e resi pubblici attraverso il mezzo telematico, costituiscono un potenziale veicolo di violazioni degli interessi di terzi e in questo senso una minaccia per diritti quali l’immagine, l’onore e la reputazione, nonché la riservatezza. Come messo in risalto da alcuni interpreti, la rete, che per sua natura tende a connettere individui, formazioni sociali e istituzioni di ogni genere, pone questioni “inquietanti” in quanto risolvibili solo con nuovi approcci, soluzioni mai adottate prima e in taluni casi non ancora individuate.
Quando si inseriscono i propri dati personali su un sito di social network, si perde il controllo degli stessi. I dati possono essere registrati da tutti i propri contatti e dai componenti dei gruppi cui si è aderito, rielaborati, diffusi, anche a distanza di anni.
A volte, accettando di entrare in un social network, si concede all’impresa, che gestisce il servizio, la licenza di usare senza limiti di tempo il materiale che viene pubblicato on-line e quindi le proprie foto, chat, scritti, pensieri.
Questo aspetto deve far riflettere anche lo studio professionale che, laddove dovesse decidere di sfruttare le potenzialità dei social network per scopi promozionali o di marketing, dovrà porre la massima attenzione alla gestione dei dati personali dei potenziali clienti.
Inoltre, se si decide di uscire da un sito di social network spesso si prevede solo la possibilità di “disattivare” il proprio profilo, non di “cancellarlo”. I dati, i materiali pubblicati on-line, potrebbero essere comunque conservati nei server, negli archivi informatici dell’azienda che offre il servizio. È necessario, quindi, leggere bene cosa prevedono le condizioni d’uso e le garanzie di privacy offerte nel contratto ed accettate dagli utenti al momento dell’iscrizione.
D’altro canto, la maggior parte dei siti di social network ha sede all’estero e così i loro server. In caso, quindi, di disputa legale o di problemi insorti per violazione della privacy, non sempre si è tutelati dalle leggi italiane ed europee.

Fonte:www.altalex.com/Le insidie della rete: quali pericoli per la nostra identità digitale? | Altalex

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