giovedì 9 aprile 2015

Maltrattamenti in famiglia: sono punibili se abituali

La Corte d’appello di Napoli condanna un imputato per il reato di maltrattamenti nei confronti della moglie. L’uomo ricorre in Cassazione, affermando che il suo comportamento non era abituale: la minaccia rivolta alla moglie era unica, le offese non erano state percepite come tali dalla donna e, infine, la decisione della moglie di abbandonare la casa coniugale era stata determinata dal bisogno di prendere un periodo di pausa, in modo tale da chiarire le incomprensioni con il coniuge.

La Cassazione (sentenza 12065/15) ricorda che i maltrattamenti in famiglia integrano un’ipotesi di reato necessariamente abituale, caratterizzato dalla sussistenza di comportamenti che acquistano rilevanza penale per effetto della loro ripetizione nel tempo. Questi comportamenti possono consistere in percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, o in atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali. Comunque, devono essere idonei ad imporre alla persona offesa un regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile.

Nel caso, invece, la convivenza non era stata caratterizzata da un sistema abituale di vessazioni e di umiliazioni instaurato dal ricorrente nei confronti della moglie. C'erano frequenti litigi e un clima di tensione, con l'unico episodio di violenza, che aveva spinto la vittima a presentare denuncia. La convivenza era quindi difficile e mancavano i doveri di solidarietà tra i coniugi, ma non c’erano fatti in grado di realizzare una pregnante offesa dell’integrità psicofisica della vittima. Anche fatti lesivi dell’integrità solo morale del soggetto passivo possono rientrare nella nozione di maltrattamenti, ma devono essere caratterizzata dalla sopraffazione sistematica e programmata, tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa, con conseguente intollerabile degenerazione del rapporto familiare.

Le singole condotte possono costituire un comportamento abituale solo se rendono evidente l’esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare la vittima. Invece, nel caso, a mancare era proprio l’accertamento sull’abitualità delle condotte. Per questi motivi, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso e rimanda la decisione ai giudici di merito di Napoli.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Maltrattamenti in famiglia: sono punibili se abituali - La Stampa

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