venerdì 18 aprile 2014

Il ‘cane sciolto’ in cortile impedisce l’azione degli agenti: questo è già un reato

Il reato di resistenza a pubblico ufficiale può configurarsi anche con la condotta omissiva. Lo ha precisato la Cassazione con la sentenza 5147/14.

Il caso

Concorso nel reato di detenzione e cessione di sostanza stupefacente. Questo il reato contestato ad una donna, che viene condannata in entrambi i giudizi di merito, per aver collaborato con il coimputato nella soppressione delle tracce dell’illecito, gettando la sostanze nel water poco prima che gli agenti procedessero alla perquisizione domiciliare. Non solo. La donna viene condannata anche per resistenza a pubblico ufficiale, avendo liberato – o comunque lasciato libero – il proprio cane, un rottweiler, per impedire agli agenti l’accesso all’alloggio. La Corte di Cassazione, confermando la condanna per entrambi i reati, sottolinea la possibilità della consumazione della resistenza a pubblico ufficiale anche in forma omissiva, «ove tale omissione risulti scientemente volta a non rimuovere l’impedimento all’azione dei pubblici ufficiali caratterizzato dalla violenza o minaccia». Proprio nel caso in esame, infatti, la donna aveva lasciato il cane libero, costringendo i pubblici ufficiali a condividere gli stessi spazi. Ricorso rigettato dunque, e ricorrente condannata anche al pagamento delle spese.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it \La Stampa - Il ‘cane sciolto’ in cortile impedisce l’azione degli agenti: questo è già un reato

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