Nel 2013 sul Grande Raccordo Anulare di Roma avviene un incidente un po' particolare. Un taxi si ferma sulla corsia di emergenza, il guidatore scende, espleta un bisogno fisiologico e poi torna alla macchina per risalire. Proprio in questo momento sopraggiunge una motocicletta che lo urta. Il motociclista viene sbalzato via e perde la vita a causa dell'impatto. A questo punto inizia un iter giudiziario, con l'automobilista indagato per omicidio colposo. Nel 2017 la corte d’appello di Roma conferma la decisione del Giudice per l’udienza preliminare, assolvendo il guidatore dell'auto perché il fatto non costituisce reato. I parenti della vittima, però, presentano ricorso in Cassazione, perché secondo loro nella sentenza non è stato valutato un fatto rilevante, cioè che il tassista aveva fatto una telefonata prima di occuparsi dei propri bisogni.
Inoltre, questi non aveva acceso le luci di emergenza, né indossato il giubbotto catarifrangente. Infine secondo i portatori del ricorso, l'esigenza urinaria non poteva essere qualificata come un malessere, visto che l'automobilista non soffriva di incontinenza cronica ma solo di problemi prostatici. In altre parole, per i parenti del motociclista deceduto, il conducente dell'auto aveva scambiato la corsia di emergenza per una qualunque area di sosta, senza preoccuparsi di segnalare bene la propria posizione e senza avere una particolare urgenza, visto che si era preso anche il tempo per telefonare. Tutte motivazioni che la Cassazione non ha ritenuto valide, scagionando del tutto l'autista del taxi con la sentenza 13124/2019 pubblicata pochi giorni fa.
I giudici hanno ritenuto che le condizioni meteo - ore 9 di mattina e pieno sole - e della strada completamente rettilinea, portassero a una ottima visibilità, dove non servivano né il giubbetto né l'accensione delle quattro frecce. La telefonata, invece, non ha alcuna influenza sul malessere che comunque viene giudicato come un'emergenza. In conclusione, per la Cassazione, l'incidente si è verificato solo ed esclusivamente per la distrazione del motociclista. A questo proposito vale la pena ricordare che la corsia di emergenza può essere usata solo per il tempo strettamente necessario a superare il problema e comunque per non più di tre ore. Dopo questo lasso di tempo c'è la multa di 431 euro e la rimozione del veicolo.
fonte: www.lastampa.it
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giovedì 4 aprile 2019
Cassazione: è lecito fermarsi in corsia d’emergenza per i bisogni fisiologici

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