L’autore delle chiamate, identificato attraverso il proprio cellulare, viene sanzionato con 500 euro di ammenda. Impossibile parlare di offesa tenue, soprattutto considerando il numero delle telefonate e il fatto che la fastidiosa condotta si sia protratta per oltre due mesi.
Segreteria telefonica bombardata per oltre due mesi. Numerose anche le chiamate mute. Logico parlare di molestie in piena regola. Legittima perciò la condanna di un uomo – inchiodato dal proprio cellulare – a pagare 500 euro di ammenda (Cassazione, sentenza n. 27222/18, sez. I Penale, depositata il 13 giugno).
Silenzio. A dare il ‘la’ alla vicenda giudiziaria è la denuncia della persona offesa, preoccupata per le tantissime telefonate pervenute da un cellulare alla sua segreteria telefonica. In alcuni casi la persona che ha chiamato si è spinta a pronunciare «messaggi minatori ed ingiuriosi», mentre in altri casi ha semplicemente «telefonato senza parlare», affidandosi a un inquietante silenzio.
Rapide indagini hanno permesso di identificare il telefono cellulare da cui sono partite le chiamate. Così il proprietario è finito sotto accusa per «molestie».
Inevitabile la condanna, secondo i Giudici. Innanzitutto, è stato individuato con certezza l’autore delle telefonate, che, peraltro, aveva anche effettuato una chiamata «per identificarsi e scusarsi» con la propria vittima. Illogico, poi, ipotizzare la «tenuità dell’offesa»: su questo fronte vengono richiamati «il numero delle telefonate; le minacce profferite in alcune occasioni; la durata della condotta».
Confermata perciò in Cassazione la sanzione decisa in Tribunale: 500 euro di ammenda.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Telefonate mute alla segreteria: condannato - La Stampa
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venerdì 15 giugno 2018
Telefonate mute alla segreteria: è molestia

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