giovedì 13 ottobre 2016

Abbraccia da dietro la dipendente: ristoratore condannato

Cameriera bloccata dall’abbraccio – da dietro – del proprietario del ristorante. Nessun gesto di affetto spontaneo. La condotta dell’uomo, finalizzata a strofinarsi sui glutei della ragazza, è valutabile come una vera e propria violenza sessuale. Inevitabile la condanna, con una pena fissata in due anni di reclusione.
Abbraccio. Una volta ricostruito l’episodio, grazie alle parole della vittima e delle due persone – il padre e un’amica – con cui si è sfogata, per i giudici c’è un’unica lettura dell’azione compiuta dal ristoratore. In sostanza, egli una sera «ha aggredito da tergo» in due diversi momenti la dipendente, «afferrandola e abbracciandola con vigore» e costringendola a «subire atti sessuali, e segnatamente lo strofinamento ripetuto e ritmato del pene sui glutei»: evidente la «violenza sessuale» messa in atto. Consequenziale la condanna a «due anni di reclusione», con obbligo di versare «5mila euro» come risarcimento alla lavoratrice.
Violenza. E ora la decisione presa dai giudici d’Appello viene resa definitiva dalla Cassazione con la sentenza n. 42439 del 7 ottobre. La Corte, difatti, respinge tutte le obiezioni difensive mosse dall’uomo. In particolare, il legale ha provato a mettere in discussione la «attendibilità» della donna. E su questo fronte è stato anche richiamato il contesto della vicenda, ossia «un piccolo ristorante» caratterizzato dalla «presenza degli addetti» e della «moglie» del proprietario.
Secondo l’avvocato, è impensabile che il suo cliente abbia potuto correre il rischio di una «plateale reazione della dipendente», che avrebbe potuto metterlo nei guai, vista la presenza della consorte. Così come è poco plausibile, sempre nell’ottica difensiva, che la donna abbia subito «i due episodi di violenza denunciati», prima alle 21.30 e poi alle 22.30, e abbia continuato a lavorare regolarmente, lasciando il ristorante solo attorno alla mezzanotte.
Questi elementi, però, non sono sufficienti, per i magistrati della Cassazione, a rivedere la condanna nei confronti dell’uomo. Decisiva e chiara la «testimonianza» della donna, corroborata, come detto, dal racconto fatto dal «padre» e da un’«amica» che ne avevano raccolto lo sfogo, notandone anche le precarie condizioni, ossia «lesioni, agitazione, ansia, paura».
E la scelta di rimanere nella struttura commerciale nonostante il comportamento del ristorante è facilmente spiegabile, secondo i giudici: ella era rimasta sorpresa dalla situazione, e comunque doveva lavorare «non per mantenersi» ma solo per dare una mano ai genitori.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Abbraccia da dietro la dipendente: ristoratore condannato - La Stampa

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