giovedì 19 febbraio 2015

Chiamate e messaggi a raffica sul telefonino dell’ex moglie: condannato per stalking

Addio definitivo per i due coniugi. Ma lui non si arrende, e prova a chiedere una seconda opportunità alla moglie separata. Lo fa, però, nel modo peggiore, ricorrendo ossessivamente allo strumento telefonico, tempestando il cellulare della donna con telefonate e messaggi, dai contenuti poco rassicuranti non solo per lei ma anche per il suo attuale compagno. Acclarate le difficoltà emotive della donna – testimoniate da tensione, preoccupazione, nervosismo, paura –, è assolutamente corretta la condanna dell’uomo per il reato di stalking (Cassazione, sentenza 5316/15).

Dieci mesi da incubo, da gennaio a ottobre 2012, per una donna, a causa del pressing telefonico messo in atto dall’ex marito. Telefonate e messaggi a raffica sul suo cellulare, tutti caratterizzati da contenuti assai negativi nei confronti di lei e dell’attuale compagno. Evidente, per i giudici di merito, la gravità della condotta dell’uomo, qualificabile come «atti persecutori» in piena regola. Conseguenziale la condanna a «un anno e tre mesi di reclusione». Secondo l’uomo, però, è mancato un approfondimento – indispensabile – sulla reale e concreta «potenzialità offensiva», a suo dire inesistente, dei messaggi e delle telefonate. E per rendere più fragili le accuse nei suoi confronti, l’uomo aggiunge un altro particolare: «alcune telefonate minacciose risultano essere state effettuate con un telefono che era nella disponibilità» della donna.

Tutte le contestazioni mosse rispetto alla condanna emessa in Corte d’Appello, però, si rivelano assolutamente inutili. Ciò perché, evidenziano i Giudici della Cassazione, è di facile lettura la «vicenda», a partire da un dato chiarissimo: «i tabulati hanno dimostrato che dalle utenze sicuramente in uso esclusivo» dell’uomo «sono partite, in un ristretto arco di tempo, settantacinque chiamate sulle due utenze» della donna, oltre ad altre «quattordici chiamate su» una ulteriore «utenza» della donna.

Rilevante, però, è soprattutto l’«effetto destabilizzante» della condotta dell’uomo «sull’equilibrio psichico della donna», testimoniato dal «timore per l’incolumità propria e per le persone a lei legate», come, ad esempio, l’attuale compagno. Indiscutibile, poi, il (dis)valore dei comportamenti dell’uomo, che – peraltro, «già condannato per condotte analoghe» – «ha commesso, in un arco di tempo caratterizzato da particolare pressione psicologica, una serie di comportamenti proiettati a polemizzare sul rapporto cessato e a convincere la donna a una riapertura del dialogo in vista della ripresa della relazione». Senza dimenticare, va aggiunto, all’interno di questo «quadro di aggressività», il «comportamento intimidatorio» che l’uomo ha tenuto nei confronti «delle figlie e del compagno» della donna. Tutto ciò conduce a confermare, senza alcun tentennamento, la condanna dell’uomo a «un anno e tre mesi di detenzione» per lo stalking compiuto ai danni dell’ex moglie.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Chiamate e messaggi a raffica sul telefonino dell’ex moglie: condannato per stalking

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