Una donna ricorre in Cassazione contro la sentenza con cui la Corte d’appello di Roma ha respinto l’impugnazione del licenziamento intimatogli dal Ministero dell’economia e delle finanze. Il datore di lavoro infatti, essendo venuto a conoscenza di una sentenza di patteggiamento emessa qualche anno prima nei confronti della lavoratrice, aveva proceduto a recedere dal rapporto di lavoro, avvalendosi di una specifica clausola prevista dal contratto collettivo.
La Corte (sentenza 1024/15) coglie l’occasione per ricordare che, con riferimento alla sentenza di applicazione della pena su richiesta, a questa è pacificamente riconoscibile efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità penale, essendo parificabile alla sentenza irrevocabile di condanna. Nel caso concreto dunque, considerando che il contratto collettivo rilevante concede al datore di lavoro la risoluzione del rapporto laddove il dipendente riporti una «sentenza di condanna», i giudici di merito hanno correttamente interpretato la volontà delle parti collettive e, ispirandosi al comune sentire, hanno parificato la sentenza di patteggiamento a quella di condanna. L’argomentazione fa anche riferimento alla circostanza per cui, con la sentenza di patteggiamento, in effetti l’imputato non nega la propria responsabilità ma, anzi, esonera l’accusa dalla relativa prova. A ciò si aggiunga infine l’incontestata possibilità per il lavoratore di far valere, nelle competenti sedi civili, gli elementi probatori che possono opporsi alla rilevanza indiziaria della sentenza di patteggiamento, ai fini dell’accertamento della responsabilità disciplinare. Per questi motivi il ricorso viene rigettato
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - È legittimo licenziare il dipendente condannato con sentenza di patteggiamento
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venerdì 23 gennaio 2015
È legittimo licenziare il dipendente condannato con sentenza di patteggiamento

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