mercoledì 24 febbraio 2016

Sicurezza carente, rapine a mano armata all’ufficio postale: risarcito dall’azienda il direttore

Rapina a mano armata nel luglio 1995. Quasi tre anni dopo si ripropone la drammatica situazione. Nel mirino sempre lo stesso ufficio postale. A subirne le conseguenze, a livello psico-fisico, è soprattutto il direttore, rimasto, entrambe le volte, in balia dei criminali.

Per il lavoratore, ora, la magra consolazione del risarcimento da parte dell’azienda. Decisive le evidenti carenze della struttura sul fronte della sicurezza.

A mano armata. Due rapine subite in neanche tre anni. Episodi clamorosi per l’ufficio postale di un piccolo Comune toscano, e drammatici per il direttore, rimasto «in entrambe le occasioni in balia dei rapinatori, armati di pistola».

Notevoli anche le ripercussioni per il dipendente di ‘Poste Italiane’: egli lamenta una «malattia psichica», da lui attribuita proprio alle rapine subite. E su questo fronte l’uomo chiama in causa l’azienda, ritenendola colpevole per non avere dotato «l’ufficio di appropriate difese».

Tale visione è condivisa dai giudici del Tribunale prima e della Corte d’appello poi. Consequenziale la condanna di ‘Poste’ a risarcire il lavoratore con un versamento di 17mila e 500 euro.

Evidente, secondo i magistrati, la «responsabilità» dell’azienda, che non aveva provveduto «a dotare l’ufficio postale di qualsivoglia dispositivo di sicurezza, funzionale alla protezione del personale addetto durante l’orario di servizio», neanche «dopo la prima rapina a mano armata», registrata nel luglio 1995.

Responsabilità. E proprio la reazione nulla, da parte di ‘Poste’, viene ritenuta decisiva anche dai Giudici della Cassazione che, con la  sentenza n. 3424/16 depositata il 22 febbraio, confermano, di conseguenza, la condanna dell’azienda, con relativo «risarcimento del danno» a favore del direttore dell’ufficio.

Inequivocabili le carenze strutturali in materia di sicurezza per i dipendenti. Insufficienti, sanciscono i Magistrati, le «inferriate alle finestre» e il «maggiore spessore dei muri esterni».

Sarebbe stato necessario, soprattutto dopo la prima rapina, approntare «adeguati mezzi di tutela dell’integrità psico-fisica dei lavoratori» finalizzati a «prevenire il rischio di rapine». Invece, da luglio 1995 ad aprile 1998, nulla è stato fatto, e ciò conduce a ritenere l’azienda chiaramente responsabile per i problemi psichici riportati dal direttore dell’ufficio postale a seguito delle due rapine.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Sicurezza carente, rapine a mano armata all’ufficio postale: risarcito dall’azienda il direttore - La Stampa

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