lunedì 14 ottobre 2013

«Datemi 50mila euro o rivelo la relazione con vostro figlio». Risposta? Cacciata via malamente. Ma è comunque estorsione

Confermata la durissima condanna nei confronti di una donna, che aveva avanzato pretese nei confronti dei genitori del proprio ex amante. A chiudere la questione era stata la coppia di coniugi, scacciando la donna, ma ciò non azzera la contestazione del reato, fondato sulle parole utilizzate dalla donna e sul dichiarato obiettivo economico. Prima la focosa relazione ‘segreta’, poi la brusca interruzione della liaison, con troppi cocci da rimettere insieme. Sembra la trama di un film, ma la realtà può essere molto più complessa. E nella realtà certi nodi vanno sciolti in maniera diretta, senza ricorrere a terze persone... Meglio, quindi, parlare di persona con l’amante, piuttosto che avanzare pretese nei confronti dei genitori di lui. Anche perché il rischio è di vedersi addebitato addirittura il reato di estorsione (Cassazione, sentenza 22349/13). Evidenze chiarissime, secondo i giudici di primo e di secondo grado, per condannare la donna per «tentata estorsione» nei confronti dei genitori del suo ex amante. E si tratta di una contestazione dura, come testimoniato dalla pena comminata, ossia «sedici mesi di reclusione, 400 euro di multa e risarcimento dei danni». Fatale la visita a domicilio della donna, recatasi a casa dei genitori del suo ex amante per chiedere «50mila euro» per non «rilevare la relazione extraconiugale». Secondo la donna, però, non vi sono state «parole minacciose» ma solo «lamentele e richieste d’aiuto», accompagnate dall’annuncio dell’«intenzione di far valere i propri diritti». Non a caso, ricorda la donna, «la reazione» dei genitori del suo ex amante «non era stata di paura, poiché» la «invitarono ad andarsene da casa loro». Quest’ultimo elemento, però, viene ritenuto assolutamente non sufficiente, dai giudici della Cassazione, per smontare la tesi della «tentata estorsione». Perché ciò che è indiscutibile è la scelta della donna di avanzare «pretese non giuridicamente tutelate, rivolgendosi a soggetti cui non ineriva alcun obbligo giuridico». Per giunta, a rendere ancora più grave la situazione è stato anche il ricorso «a parole minacciose», che lasciavano trasparire l’ipotesi di «un intervento del proprio figlio» e la possibilità di mettere a rischio «la famiglia» con la rivelazione della relazione extraconiugale. Assolutamente logica, quindi, la valutazione compiuta dai giudici di Appello, valutazione completamente condivisa, proprio come la condanna, dai giudici della Cassazione.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it //La Stampa - «Datemi 50mila euro o rivelo la relazione con vostro figlio». Risposta? Cacciata via malamente. Ma è comunque estorsione

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