martedì 25 luglio 2017

Rottamazione delle liti fiscali: le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate

Nessun rischio di doppia imposizione per chi partecipa alla voluntary disclosure bis. È uno dei nuovi chiarimenti forniti dalle Entrate nella circolare n. 21/E del 20 luglio, con cui l’Agenzia illustra le novità introdotte dal decreto legge n. 50/2017 in materia di procedura di collaborazione volontaria. Il documento di prassi, inoltre, fornisce delucidazioni anche sull’estensione dell’esonero dagli obblighi dichiarativi per l’Ivie e l’Ivafe e sulla determinazione delle somme dovute in caso di pagamento spontaneo carente.
Doppie imposizioni, salvi anche gli atti non definiti – Chi aderisce alla voluntary disclosure bis può detrarre le imposte pagate all’estero a titolo definitivo relative a redditi di lavoro dipendente e autonomo in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei citati redditi esteri. Si tratta di quei casi in cui il contribuente non ha presentato la dichiarazione dei redditi in Italia ma ha correttamente adempiuto agli obblighi fiscali nel Paese dove ha svolto attività lavorativa. Con la circolare di oggi le Entrate chiariscono che la possibilità detrarre le imposte pagate all’estero vale anche per gli atti non ancora definiti emanati nell’ambito della precedente edizione della voluntary.
Ivie e Ivafe, quando vale l’esonero - Il contribuente che accetta la procedura di collaborazione volontaria bis è esonerato da alcuni obblighi dichiarativi, tra cui quelli relativi al monitoraggio fiscale. L’esenzione è valida limitatamente al 2016 e alla frazione del periodo d’imposta antecedente la data di presentazione dell’istanza di collaborazione volontaria. In base al Dl n. 50/2017, chi aderisce alla nuova procedura non è tenuto a dichiarare nemmeno l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) e quella sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe). In questo modo è stato reso omogeneo l’esonero per tutti gli obblighi dichiarativi connessi alla mera detenzione all’estero di attività sia finanziarie che patrimoniali, a prescindere dalla maturazione sulle stesse di eventuali redditi.
Le sanzioni per versamento carente - Nel caso in cui il versamento spontaneo effettuato dal contribuente sia carente, la disciplina della voluntary disclosure prevede l’applicazione di maggiorazioni sugli importi dovuti. In base alla nuova normativa, l’importo totale ottenuto a seguito delle operazioni di maggiorazione, compreso quanto già versato, non può in nessun caso essere superiore rispetto a quanto sarebbe dovuto in caso di mancata autoliquidazione da parte del contribuente.

Fonte:www.altalex.com/Rottamazione delle liti fiscali: le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate | Altalex

Centra il cinghiale con l’auto e lo uccide a coltellate: cacciatore condannato

La Cassazione, con sentenza n. 35536/2017, ha condannato un cacciatore per avere ucciso in modo crudele un cinghiale. Decisiva la ricostruzione dell’episodio, che ha fatto emergere le modalità con cui ha agito l’uomo.
Crudeltà. Comune la linea di pensiero adottata dai giudici. Prima in Tribunale, poi in Appello e infine in Cassazione il cacciatore viene ritenuto colpevole di avere offeso «il sentimento per gli animali», uccidendo un cinghiale con «modalità crudeli». In particolare, viene sottolineato che c’è stato prima «l’abbagliamento, in tempo di notte, della bestia», poi «il suo investimento con l’autoveicolo» del cacciatore, e in ultimo «la sua uccisione con numerose coltellate».
Per i magistrati non vi sono dubbi sulla crudeltà mostrata dall’uomo. E va respinta l’ipotesi che egli abbia agito per difendersi, poiché, annotano i giudici, è stato proprio lui, con la sua condotta, a creare «la situazione di potenziale pericolo».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Centra il cinghiale con l’auto e lo uccide a coltellate: cacciatore condannato - La Stampa

“Non c'è correlazione tra vaccini e autismo”, la Cassazione conferma: nessun risarcimento

La Cassazione ha bocciato la richiesta di indennizzo avanzata da un padre che asseriva che il figlio avesse contratto l’autismo a seguito del vaccino antipolio Sabin. La Suprema Corte ha confermato in questo modo le conclusioni del tribunale e della Corte d’Appello di Salerno, che a seguito di una perizia tecnica avevano a loro volta respinto la richiesta escludendo il nesso di causalità tra la vaccinazione subita e la malattia.
L’uomo chiedeva, come tutore, l’indennizzo al ministero della Salute e alla Regione Campania ai sensi della legge 210 del 1992 sui vaccini, ritenendo che il bambino fosse affetto da encefalopatia immunomediata ad insorgenza post vaccinica con sindrome autistica a causa della terapia vaccinale a lui somministrata.
Il perito nominato dalla Corte d’Appello di Salerno aveva concluso di trovarsi in presenza di una patologia di cui «non è tuttora ipotizzabile una correlazione con alcuna causa nota in termini statisticamente accettabili e probanti» e che «non sussistono ad oggi studi epidemilogici definitivi». Su tale conclusione i giudici di appello avevano fondato la loro decisione. E la Cassazione (sentenza n. 18358) ha ritenuto che nel ricorso non vi fossero elementi decisivi per confutare tale soluzione e che la scienza medica citata dal ricorrente «non consente allo stato di ritenere superata la soglia della mera possibilità teorica della sussistenza di un nesso di causalità».

Fonte:www.lastampa.it/“Non c’è correlazione tra vaccini e autismo”, la Cassazione conferma: nessun risarcimento - La Stampa

Rottamazione delle liti fiscali: le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate

Nessun rischio di doppia imposizione per chi partecipa alla voluntary disclosure bis. È uno dei nuovi chiarimenti forniti dalle Entrate nell...