domenica 25 giugno 2017

Al coniuge superstite non spetta il diritto di abitare nella casa familiare di proprietà di terzi

In base all’art. 540 del codice civile, al coniuge superstite, anche in presenza di altri chiamati all’eredità, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni.
In altri termini, la condizione fondamentale affinché il coniuge veda nascere a proprio vantaggio i diritti soprindicati è che la casa e gli arredi siano “di proprietà del defunto o comuni”.
Il problema sta proprio nel significato da attribuire all’espressione utilizzata dalla normativa essendo per nulla sopita la diatriba dottrinale e giurisprudenziale in merito.
Una parte della dottrina, particolarmente attenta alla ratio protettiva della legge, interpreta la disposizione in oggetto nel senso che i diritti di uso e abitazione sorgano in ogni caso in favore del coniuge superstite e quindi anche nell'ipotesi in cui il de cuius era comproprietario in vita con altri soggetti della casa e degli arredi.
Ciò in quanto, diversamente argomentando, il coniuge superstite risulterebbe sempre danneggiato dal de cuius, qualora quest’ultimo, volendo eludere il precetto di cui all’art. 540 c.c., alieni a terzi anche soltanto una piccola quota di proprietà della casa familiare impedendo l’attribuzione dei diritti di cui alla norma citata.
Secondo tale orientamento quindi con il termine “comune” il legislatore ha inteso riferirsi non soltanto all’ipotesi dell’immobile in comproprietà tra i soli coniugi, ma anche alle ipotesi molto frequenti nella prassi di comunione tra il de cuius e altri chiamati alla successione o addirittura tra il de cuius e terzi soggetti estranei.
Corollario pratico di tale dottrina è che l’eventuale presenta di terzi non risulta ostativa all’attribuzione in favore del coniuge superstite in quanto i diritti d’uso e abitazione in favore del medesimo sorgono in ogni caso e limitatamente alla quota di comproprietà del coniuge defunto.
Per converso, altra autorevole dottrina risolve in senso negativo la discussione in oggetto.
Secondo tale tesi infatti la ratio dell’art. 540 c.c. deve piuttosto rinvenirsi nell’esigenza di assicurare al coniuge superstite il “pieno” godimento dell’abitazione familiare e dei beni in essa compresi. Pertanto tali diritti sarebbero esclusi in radice in presenza di un comproprietario estraneo alla successione.
Ne deriva, dunque, che il legislatore prevedendo l’ipotesi di abitazione “comune”, abbia inteso riferirsi soltanto all’ipotesi di comproprietà con l’altro coniuge, in ragione del fatto che il regime patrimoniale della comunione legale è quello che con maggiori probabilità intercorra tra i coniugi.
In definitiva, seguendo la ricostruzione testé citata, il diritto di abitazione può sorgere unicamente ove vi sia la concreta possibilità di soddisfare a pieno l’esigenza abitativa del coniuge superstite.
Il dibattito accennato ha sovente raggiunto anche le aule dei tribunali.
Dal punto di vista giurisprudenziale infatti la Cassazione, adottando un approccio meno rigido e radicale, ha inizialmente posto l’accento sull’evidente contenuto economico dei diritti di uso e abitazione sulla casa familiare.
La Suprema Corte infatti, pur escludendo l’esistenza del diritto di abitazione e di uso sulla casa familiare in presenza di un diritto di proprietà vantato da un soggetto estraneo, ha comunque ammesso che tali diritti, nei limiti della quota di proprietà del coniuge defunto, si convertano necessariamente in un equivalente monetario.
In particolare, nell’ipotesi di indivisibilità dell’immobile, quest’ultimo deve essere assegnato per intero ad altro condividente o deve essere venduto all’incanto al fine di ricavare il quantum in danaro da attribuire al coniuge superstite che non può godere pienamente dell’abitazione familiare.
Tuttavia tale ricostruzione è stata oggetto di ampia rivisitazione da parte della medesima Corte di Cassazione in quanto tendente a focalizzarsi esclusivamente sul dato patrimoniale ed economico connesso al diritto di abitazione e di uso. In altri termini si trascura in tal guisa la natura soprattutto qualitativa e non quantitativa dei diritti in oggetto.
Ciò che si intende dire è che l’esigenza fortemente avvertita dal legislatore nel rubricare l’art. 540 c.c., è unicamente quella di garantire al coniuge superstite la persistenza del godimento della casa adibita a residenza familiare e dei mobili che la corredano tanto al fine di preservare quell’ambiente etico-affettivo in cui è convissuto con il de cuius, quanto e soprattutto per scongiurare il pericolo di perdita improvvisa, dopo la morte del coniuge, del proprio punto di riferimento abitativo.
Per tali ragioni la Corte di legittimità ha poi sancito che i diritti di uso e abitazione sulla casa adibita a residenza familiare in favore del coniuge superstite, necessitano, per la loro concreta nascita, dell’appartenenza della casa e del relativo arredamento al de cuius in titolarità esclusiva o al massimo, in comunione, a costui e all'altro coniuge.
Non è pertanto ammissibile la loro esistenza in presenza di quote di pertinenza di altri soggetti estranei all'eredità.
In linea con il citato orientamento giurisprudenziale si deve quindi concludere che non spetta al coniuge superstite il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e sui mobili che la corredano qualora l’abitazione coniugale non è in proprietà esclusiva del coniuge defunto o in comunione fra i coniugi, ma è in una situazione di contitolarità del de cuius con terzi estranei.

Fonte:www.altalex.com/Coniuge superstite ha diritto di abitare nella casa familiare di proprietà di terzi? | Altalex

Anche i titolari dei B&B devono comunicare le generalità dei clienti

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha rigettato il ricorso presentato dalla titolare di un’attività di affittacamere condannata per la violazione degli artt. 17 e 109 del R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.), per aver omesso di comunicare all’autorità di pubblica sicurezza, entro le ventiquattro ore di legge, le generalità degli ospiti della struttura.
La ricorrente sosteneva che, diversamente da quanto ritenuto dai giudici di merito, la sua fosse qualificabile come una attività non imprenditoriale di bed and breakfast e dunque non soggetta alla normativa in tema di leggi di pubblica sicurezza.
La Corte anzitutto chiarisce come, non essendo prevista alcuna sanzione all’interno della norma di cui all’art. 109 T.U.L.P.S., la sua violazione è sanzionata dalla disposizione sussidiaria prevista dall’art. 17 del medesimo testo di legge.
Per quanto attiene ai soggetti tenuti all’obbligo di comunicazione delle generalità dei clienti, la norma fa riferimento ai “gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive, comprese quelle che forniscono alloggio in tende, roulotte, nonché i proprietari o gestori di case e di appartamenti per vacanze e gli affittacamere, ivi compresi i gestori di strutture di accoglienza non convenzionali”.
Per tali ragioni risulta infondato l’assunto difensivo, in quanto anche l’attività di B&B risulta soggetta alla disciplina sopra richiamata; ed infatti “la norma precettiva non autorizza alcuna differenziazione basata sulle dimensioni strutturali e sul numero di camere dell’alloggio che offre ospitalità, perché assoggetta i proprietari o gestori di alberghi, ma anche di tutte le altre strutture ricettive, senza distinzioni di sorta, comprese quelle non convenzionali, al rispetto dell’obbligo di comunicazione delle generalità dei clienti entro il termine di ventiquattrore”.

Scarica la sentenza:Cass. Pen., Sez. I. ud. 28 aprile 2017 (dep. 11 maggio 2017), n. 23308

Fonte:www.parolaalladifesa.it/Anche i titolari dei B&B devono comunicare le generalità dei clienti

Permessi 104 e unioni civili: le procedure

Il messaggio INPS n. 2545/2017 informa che le procedure informatiche per l’invio delle domande per i permessi 104 e per il congedo straordinario per assistenza a familiari disabili gravi sono state integrate con la possibilità di acquisire le istanze degli uniti civilmente e dei conviventi di fatto.
Permessi 104. L’INPS informa che sono state implementate le procedure informatiche per l’invio, con modalità telematica, delle domande per i permessi 104 e per il congedo straordinario dei lavoratori dipendenti del settore privato.
Domande unioni civili. In particolare, il messaggio rende noto che l’applicazione per l’invio telematico delle domande per i permessi 104 è stata integrata con la possibilità di acquisire le domande degli uniti civilmente e dei conviventi di fatto, per richiedere i giorni di permesso per assistenza alla parte di un’unione civile o ai conviventi di fatto con disabilità in situazione di gravità.
Inoltre, l’applicazione per l’invio telematico delle domande di congedo straordinario è stata integrata con la possibilità di acquisire le domande degli uniti civilmente, per richiedere i giorni di congedo straordinario per assistenza alla parte di un’unione civile con disabilità in situazione di gravità.

Fonte: www.lavoropiu.info/Permessi 104 e unioni civili: le procedure - La Stampa

Al coniuge superstite non spetta il diritto di abitare nella casa familiare di proprietà di terzi

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