martedì 17 ottobre 2017

Lavoro domestico, nessun obbligo di comunicare l’infortunio lieve

I datori di lavoro domestici non hanno l’obbligo di comunicare all’INAIL gli infortuni sul lavoro lievi, anche quando si tratta di prestazioni occasionali. È quanto precisa Assindatcolf in relazione al nuovo adempimento, previsto dal 12 ottobre, di comunicare telematicamente i dati relativi ad infortuni che comportino l’assenza di un giorno (ad esclusione di quello in cui avviene l’evento).
Comunicazione. Pertanto, come si legge nel Comunicato stampa dell’Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico emanato il 13 ottobre 2017, il datore di lavoro domestico rimane obbligato alla sola comunicazione degli infortuni con prognosi superiore ai tre giorni, utilizzando l’apposito modulo 4bis RA, tramite PEC o raccomandata A/R.

Fonte: www.lavoropiu.info/Lavoro domestico, nessun obbligo di comunicare l’infortunio lieve - La Stampa

domenica 15 ottobre 2017

Locazioni brevi: i chiarimenti delle Entrate

A quali contratti si applica la nuova disciplina sulle locazioni brevi, chi sono gli attori coinvolti, cosa devono fare intermediari e locatori, chi opera le ritenute ed effettua le comunicazioni dei dati relativi ai contratti. Sono questi i punti centrali della circolare n. 24/E, con cui l’Agenzia delle Entrate chiarisce il perimetro degli adempimenti, anche alla luce delle questioni emerse nel corso del tavolo di confronto con le associazioni di categoria e i principali operatori interessati.
Focus sulle caratteristiche dei contratti - Secondo quanto previsto dal Dl 50/2017 (manovra correttiva 2017), ai redditi che derivano dai contratti di locazione breve, stipulati dal 1° giugno 2017, può applicarsi, su opzione del locatore, il regime della cedolare secca con l’aliquota del 21%. Sono considerate locazioni brevi quelle di durata inferiore a 30 giorni, anche per finalità turistiche. Il termine deve essere considerato in relazione ad ogni singolo contratto, anche nel caso di più contratti stipulati nell’anno dalle stesse parti. Le nuove norme si applicano esclusivamente ai contratti stipulati tra persone fisiche che agiscono al di fuori dell’attività di impresa.
Tipologia di immobili e servizi - Quanto agli immobili, restano fuori dalle nuove regole quelli situati all’estero e quelli che non hanno finalità abitative: la locazione deve quindi riguardare unità immobiliari situate in Italia e appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa la A10 - uffici o studi privati) e le relative pertinenze (box, posti auto, cantine, soffitte, ecc), oppure singole stanze dell’abitazione. Il contratto può avere ad oggetto, oltre alla messa a disposizione dell’alloggio, la fornitura di biancheria, la pulizia dei locali, e tutti quei servizi strettamente funzionali alle esigenze abitative di breve periodo, come, ad esempio, la fornitura di collegamento wi-fi e di aria condizionata. Restano invece fuori i contratti che includono servizi non necessariamente correlati con la finalità residenziale dell’immobile, come per esempio la colazione, la somministrazione dei pasti, la messa a disposizione di auto a noleggio o di guide turistiche. La circolare chiarisce inoltre che non è richiesta l’adozione di un particolare schema contrattuale.
I chiarimenti sulle sanzioni - Le ritenute si applicano ai canoni e ai corrispettivi derivanti da contratti stipulati a partire dal 1° giugno 2017: gli intermediari erano quindi tenuti a versarle entro il 16 luglio 2017. Tuttavia, nel rispetto dello Statuto dei diritti del contribuente e tenendo conto delle iniziali difficoltà incontrate dagli operatori, gli uffici dell’Agenzia potranno escludere le sanzioni per l’omessa effettuazione delle ritenute fino all’11 settembre 2017. Gli intermediari saranno comunque sanzionabili per le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre e da versare entro il 16 ottobre 2017. Resta in ogni caso fermo l’obbligo di comunicazione dei dati dei contratti stipulati a partire dal 1° giugno 2017 poiché l’adempimento deve essere effettuato nel 2018. Sull’argomento, la circolare chiarisce che l’incompleta o errata comunicazione dei dati del contratto non è sanzionabile se causata dal comportamento del locatore.
Gli intermediari coinvolti e l’applicazione della ritenuta - Le nuove regole riguardano tutti i soggetti attraverso i quali vengono stipulati contratti di locazione breve, a prescindere dal fatto che siano residenti o abbiano una stabile organizzazione in Italia. Non rilevano né la forma giuridica del soggetto che intermedia (forma individuale o associata) né la modalità con cui l’attività è svolta (che può riferirsi ai contratti di locazione stipulati on line e off line). La ritenuta va operata sull’intero importo indicato nel contratto di locazione breve che il conduttore è tenuto a versare al locatore. In ogni caso la materiale disponibilità delle somme impone all’intermediario di effettuare il prelievo del 21% a titolo di ritenuta da versare all’erario. In caso di pagamento tramite assegno bancario intestato al locatore, l’intermediario, non avendo la materiale disponibilità delle risorse finanziarie, non è quindi tenuto a trattenere la ritenuta, anche se l’assegno è consegnato al locatore per il suo tramite.

fonte:www.altalex.com/Locazioni brevi: i chiarimenti delle Entrate | Altalex

Movida rumorosa. Il Comune di Brescia condannato a risarcire i residenti

Novanta decibel che trapanano le orecchie. Anche di più nel week end. Per 5 anni di seguito. La chiamano movida. Per Gianfranco Paroli, ex bancario, pensionato, aria tranquilla, appartamento al Carmine, una delle zone più cool di Brescia, è solo una tortura: «A casa non possiamo guardare la televisione o leggere un libro. Non riusciamo nemmeno a parlare tra di noi». In 5 anni lui e la moglie Piera le hanno tentate tutte: richieste gentili agli avventori, telefonate alla polizia locale, due esposti, una lettera al sindaco di prima Adriano Paroli di Forza Italia che era pure suo fratello. Ha persino tentato di buttarsi in politica con una lista contro il suddetto fratello ma poi si è ritirato, fino alla denuncia in Procura contro il Comune.
La causa civile è iniziata 3 anni fa. Il giudice Chiara D’ambrosio, in tempi record, alla fine gli ha dato ragione imponendo al Comune di versargli 50 mila euro come risarcimento per danni biologici e patrimoniali. Il linguaggio è da legulei ma la sostanza è chiara. Il risarcimento è dovuto «a causa del rumore antropico per gli schiamazzi di avventori di alcuni locali che stazionano nei pressi dei locali su suolo pubblico».
 Ma pagare non basta. Il giudice impone che il Comune si dia una mossa: «Deve quindi essere ordinata al Comune convenuto la cessazione immediata delle emissioni rumorose denunciate mediante l’adozione dei provvedimenti opportuni più idonei allo scopo. Vi è stata una carenza di diligenza da parte del Comune convenuto».
Detta così è facile. Ma nel quartiere del Carmine una volta terreno di conquista dei tossici e ora serpente di locali con tavolini gazebo stufe a fungo e centinaia e centinaia di avventori con birretta incorporata, imporre la quiete pubblica è come andare in Vietnam a fare la guerra. Gianfranco Paroli non ha nessuna intenzione di togliersi l’elmetto: «Come è scritto in sentenza ho anche provato a vendere la casa ma nessuno la vuole. La movida incontrollata e i graffiti sui muri deprezzano i costi delle case. Adesso mi aspetto che il Comune intervenga per riportare un po’ di calma. D’estate anche alle 4 del mattino ho 1000 persone sotto casa. I vicoli amplificano il rumore».
Paroli non è solo. Di casi come il suo ce ne sono a migliaia. Simonetta Chierici del Coordinamento Nazionale No Degrado e Malamovida si augura che tutti i Comuni si adeguino: «Sentenza storica che crea un importante precedente. I Comuni che sperano di risollevare il centro favorendo il caos non sono solo responsabili moralmente. Abbiamo il diritto alla tranquillità e al riposo». La patata bollente ora è nelle mani del Comune di Brescia. Il sindaco di prima Adriano Paroli, oggi coordinatore di Forza Italia in Veneto, ha qualche imbarazzo: «Gianfranco ha quasi avuto un esaurimento nervoso per questo. Prima che ritirasse la sua lista alle amministrative cercarono di speculare politicamente sulla vicenda. Da sindaco delegai il problema all’assessorato competente. Sulla sentenza non dico niente, non l’ho letta».
Il sindaco attuale, Emilio Del Bono del centrosinistra, lascia parlare l’assessore alla Sicurezza Valter Marchetti: «Presenteremo ricorso in appello. Ma i problemi con la vecchia amministrazione erano più gravi. È una sentenza eccessiva, inaccettabile e inefficace. Abbiamo imposto che i locali chiudano a un’ora certa. Sul posto ci sono le pattuglie. Ma quattro vigili di fronte a migliaia di persone possono poco. Non sono eroi. Alla chiusura dei locali arrivano i mezzi per la pulizia delle strade. Vogliamo mettere il bavaglio alle realtà che fanno schiamazzi ma devono intervenire polizia e carabinieri. Questo è un problema di ordine pubblico». Come se ne uscirà si vedrà. Gianfranco Paroli e sua moglie possono intanto festeggiare. Senza fare troppo rumore.

fonte:www.lastampa.it/Movida rumorosa. Il Comune di Brescia condannato a risarcire i residenti - La Stampa

Lavoro domestico, nessun obbligo di comunicare l’infortunio lieve

I datori di lavoro domestici non hanno l’obbligo di comunicare all’INAIL gli infortuni sul lavoro lievi, anche quando si tratta di prestazio...