domenica 24 settembre 2017

Minori stranieri non accompagnati: come diventare tutori volontari

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato sul proprio sito istituzionale i bandi pubblicati dalle diverse Regioni e Province autonome per la selezione di tutori volontari per i minori stranieri non accompagnati ex art. 11 l. n. 47/2017.
Finalità. Le Regioni italiane hanno pubblicato il bando per la selezione di soggetti idonei a svolgere la funzione di tutore per minori stranieri non accompagnati.
Lo scopo è quello di individuare privati cittadini disponibili ad esercitare la rappresentanza legale dei minori arrivati in Italia senza adulti di riferimento, avendo cura di tutelarne gli interessi e ascoltarne i bisogni, senza la presa in carico domiciliare ed economica.
Corsi. È previsto un corso di formazione, organizzato dai Garanti regionali e dalle Province autonome, a seguito del quale gli aspiranti tutori volontari saranno inseriti in un elenco istituto presso il Tribunale per i minorenni competente della Regione di residenza o domicilio. A partire da tale elenco il Giudice selezionerà un tutore volontario per ogni minore.

Fonte: www.ilfamiliarista.it/Minori stranieri non accompagnati: come diventare tutori volontari - La Stampa

Antiriciclaggio, per la segnalazione basta il sospetto

In tema di normativa antiriciclaggio, ai fini della configurabilità dell'obbligo di segnalazione previsto dall'articolo 41 del Dlgs. 231/2007, è sufficiente un mero giudizio di possibilità in ordine alla provenienza delittuosa dei fondi e alla finalità illecita delle operazioni, non essendo richiesto al titolare dell'obbligo della segnalazione di acquisire alcuna certezza riguardo alla illiceità dell'operazione. Ad affermarlo è il Tribunale di Roma con la sentenza 7933/2017.

Il caso - All'origine della vicenda vi è una operazione finanziaria consistente nella movimentazione di assegni circolari su un conto bancario intestato ad una associazione culturale per un importo di più di 4,5 milioni di euro, attraverso una donazione testamentaria. In seguito ad accertamenti effettuati dall'Unità di Informazione Finanziaria della Banca d'Italia, volta a verificare la regolarità dell'operazione bancaria, il ministero dell'Economia e delle Finanze irrogava una sanzione all'istituto di credito e al suo responsabile antiriciclaggio per l'omessa segnalazione di tale operazione ritenuta sospetta, in violazione dell'artico 41 del D.lgs. 231/2007, per un importo di quasi mezzo milione di euro. Opponendosi al decreto, la banca e il suo funzionario ritenevano che l'operazione in questione non poteva essere ritenuta sospetta, in assenza di chiari indizi in tal senso ed essendo giustificata dalla documentazione prodotta dal cliente.

La decisione - Il Tribunale conferma però la sanzione irrogata e sofferma la sua analisi sul concetto di “operazioni sospette” di cui all'articolo 41 del Dlgs 231/2007. Tale disposizione normativa impone ai soggetti obbligati di segnalare una operazione finanziaria sospetta quando vi sono motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, desumendo il sospetto dalle caratteristiche, entità, natura dell'operazione o da ogni altra circostanza. Ebbene, affinché scatti l'obbligo di segnalazione, afferma il giudice, è sufficiente «la ragionevolmente ipotizzabilità che un'operazione di riciclaggio sia in corso», ovvero « un mero giudizio di possibilità in ordine alla provenienza delittuosa dei fondi e alla finalità illecita delle operazioni, mentre non si richiede in capo al titolare dell'obbligo della segnalazione di acquisire alcuna certezza riguardo alla illiceità dell'operazione». D'altra parte, chiosa il Tribunale, l'obbligo di segnalazione non può presupporre la conoscenza dell'origine illecita dei fondi, perché, in tal caso, «l'intermediario che ne consente comunque la movimentazione sarebbe esposto a responsabilità non amministrativa ma penale». E nel caso di specie, il carattere sospetto delle operazioni effettuate appariva evidente in considerazione dei connotati oggettivi dell'operazione.

fonte:Cassa Forense - Dat Avvocato

Per i danni dall'incendio di cassonetti scatta la competenza del giudice amministrativo

Va proposta davanti al giudice amministrativo l'azione per il risarcimento del danno causato a un privato dall'attività e organizzazione del servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Tale competenza esclusiva del giudice amministrativo deriva dall'articolo 4 del decreto legge n. 90 del 2008. Così la sesta sezione civile della Corte di cassazione, con l'ordinanza n. 22009/2017 depositata ieri, ha definito la questione di giurisdizione senza rinvio alle sezioni Unite in quanto si erano già ampiamente espresse sul principio in questione.
La vicenda - Nel caso specifico il cittadino danneggiato dall'incendio di un cassonetto aveva agito dinanzi al giudice ordinario per ottenere il ristoro dei danni patiti. Ma oggi la Cassazione dà ragione all'unità amministrativa della Protezione civile, già Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti della Campania, che aveva appunto affermato che il giudice competente fosse quello amministrativo. La Cassazione per affermare de plano la giurisdizione amministrativa si rifà a quanto detto dalle sezioni Unite civili con la sentenza n. 16304/2013 secondo cui sussisteva anche prima dell'esplicita formulazione della norma del Dl 90/2008.
Il precedente - Le sezioni Unite hanno, infatti, chiaramente detto che «le controversie concernenti l'organizzazione del servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani - ivi comprese quelle aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti all'omessa adozione dei provvedimenti necessari a prevenire o impedire l'abbandono di rifiuti sulle strade, ovvero a rimuoverne gli effetti - appartenevano alla giurisdizione del giudice amministrativo già in epoca anteriore all'entrata in vigore dell'art. 4, comma 1, del d.l. 23 maggio 2008, n. 90» e che il presupposto della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo è l'esercizio, ancorché illegittimo o mancato, del potere che la legge attribuisce esclusivamente all'amministrazione comunale.
Il Comune custode - Il cittadino danneggiato aveva segnalato la pericolosità potenziale dovuta al posizionamento dei cassonetti poi incendiati. Quindi - come ammette anche la Cassazione - l'ente locale era responsabile dei danni derivanti dal cassonetto come cosa in sua custodia. Ma, spiega la Cassazione, che l'affermazione normativa della giurisdizione amministrativa in via esclusiva su tutte le questioni derivanti dal servizio pubblico dei rifiuti, attrae a sé anche le cause per risarcimento dei danni derivanti dal colpevole comportamento del custode, cioè il Comune.

fonte:Cassa Forense - Dat Avvocato

Minori stranieri non accompagnati: come diventare tutori volontari

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato sul proprio sito istituzionale i bandi pubblicati dalle diverse Regioni e Pr...