Ha realizzato un video hard riprendendo l’amica nella cabina di un lido di Molfetta (Bari) mentre aveva un rapporto sessuale con il suo fidanzatino e poi ha postato il filmato in rete: per questa ragione dovrà ora pagare 80 mila euro di risarcimento. La sentenza, di primo grado, è stata emessa dal giudice unico del Tribunale di Trani che ha accolto la richiesta risarcitoria presentata dai legali Bepi Maralfa e Lele D’Amato. La notizia è pubblicata oggi dal quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
I fatti risalgono al 2006. Nessun risarcimento è stato previsto da parte degli altri ragazzi rimasti coinvolti, a vario titolo, nella vicenda. All’epoca dei fatti le due ragazze, ´amiche del cuore’, erano entrambe minorenni, avevano 16 anni: una filmò l’altra mentre si era appartata nella cabina di uno stabilimento balneare con il suo fidanzatino. Il video finì in rete. La vicenda - racconta l’avvocato Maralfa - «ha portato effetti devastanti».
«Il video - aggiunge Maralfa - fu realizzato e diffuso con un programma peer to peer, privo di client e server fissi, sicchè una volta acquisito il file, ogni nodo ne diventava a sua volta distributore. Di qui l’impossibilità di bloccare la diffusione del file per giungere al suo sequestro». Alla identificazione dell’autrice del video i carabinieri sono giunti grazie a un braccialetto in cotone, con un ciondolo di Winnie tre Pooh legato stretto al polso della persona che realizza il video con un telefonino e dal fotogramma di un pareo azzurro e nero.
Fonte: Pubblica sul web un video hard dell’amica, pagherà 80 mila euro di risarcimento - La Stampa
Blog di attualità e informazione giuridica - Lo Studio Legale Mancino ha sede in Ferrara, Via J. F. Kennedy, 15 - L'Avv. Emiliano Mancino è abilitato alla difesa di fronte alla Corte di Cassazione
giovedì 11 gennaio 2018
Pubblica sul web un video hard dell’amica, pagherà 80 mila euro di risarcimento
Lo Studio Legale Mancino si occupa di tutte le fasi dell'assistenza legale in sede penale, sia per la difesa delle persone sottoposte a procedimento, sia per la tutela delle vittime di reato come parti civili. Lo Studio opera anche in tutti gli ambiti del diritto civile, dalla contrattualistica, al diritto di famiglia, separazioni e divorzi, successioni, diritti reali, assicurazioni e responsabilità civile, diritto bancario, nonché nel settore del diritto fallimentare e delle altre procedure concorsuali. L'Avv. Emiliano Mancino è abilitato alla difesa di fronte alla Corte di Cassazione. E' iscritto alle liste per il patrocinio a spese dello Stato. Lo Studio è a disposizione dei Colleghi che hanno necessità di collaborazione e/o di domiciliazione per tutti gli uffici giudiziari compresi nelle circoscrizioni dei Tribunali di Ferrara e Bologna.
Dal 2018 l’Avv. Emiliano Mancino aderisce al progetto Difesa Legittima Sicura, una rete di professionisti sul territorio nazionale che dà tutela legale a chiunque sia vittima di violenza.
martedì 9 gennaio 2018
Crea un profilo Facebook contro l’amante: è stalking
Messaggi e filmati postati sui social network integrano l’elemento oggettivo del delitto di atti persecutori poichè l’attitudine dannosa di tale condotte non è tanto quella di costringere la vittima a subire offese o minaccia per via telematica, quanto quella di diffondere su internet dati, veri o falsi, fortemente dannosi.
Lo ha ribadito la Cassazione con sentenza n. 57764/17, depositata il 28 dicembre.
Il caso. La Corte d’Appello di Torino aveva condannato l’imputato per il delitto di stalking.
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione il condannato lamentando che erroneamente i Giudici di merito abbiano fondato il proprio convincimento sulla base delle affermazioni della parte offesa ed, inoltre, sostenendo l’impossibilità di configurare il reato in esame quando gli atti persecutori siano realizzati attraverso Facebook.
Attendibilità della persona offesa. In particolare, con il primo motivo il ricorrente sostiene che i Giudici non abbiano considerato le circostanze che avevano portato alla condotta persecutoria, ossia il fatto che la persona offesa avesse svelato alla moglie dell’imputato la relazione extraconiugale che li legava causando così una reazione rabbiosa del ricorrente.
Osserva la Suprema Corte che le dichiarazioni delle persona offesa possono da sole essere poste a fondamento dell’affermazione della responsabilità dell’imputato previa verifica delle credibilità della dichiarante e dell’attendibilità del racconto.
Nella fattispecie i Giudici di merito hanno analizzato compiutamente le condotte dell’imputato consistenti nei messaggi dal contenuto ingiurioso e minaccioso protratti nel tempo oltre alla creazione di un profilo Facebook altamente offensivo per la vittima. Per questo motivo, secondo la Corte, è da escludere, per la protrazione delle condotte, che esse fossero dovute ad un momento di rabbia.
Infine la Cassazione ha rilevato le molteplici prove dell’evento del delitto in riferimento alla causazione dei gravi sintomi di ansia e paura nella persona offesa provati dalla prescrizione di ansiolitici e dal ricorso alla psicoterapia.
Stalking e Facebook. Gli Ermellini hanno evidenziato che la creazione del profilo denigratorio su Facebook è solo una delle modalità degli atti persecutori posti in essere dal ricorrente. In ogni caso, secondo la Corte, i messaggi e filmati postati sui social network integrano l’elemento oggettivo del delitto di atti persecutori e l’attitudine dannosa di tale condotte non è tanto quella di costringere la vittima a subire offese o minacce per via telematica, quanto quella di diffondere su internet «dati, veri o falsi, fortemente dannosi e fonte di inquietudine per la parte offesa».
Nella specie il profilo in cui venivano postate foto e filmati denigratori della persona offesa induce ad affermare l’attitudine dannosa della pubblicazione di quei contenuti indipendente dalla possibilità che la persona offesa «possa ignorarli semplicemente non accedendo al profilo».
Per queste ragioni la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Crea un profilo Facebook contro l’amante: è stalking - La Stampa
Lo ha ribadito la Cassazione con sentenza n. 57764/17, depositata il 28 dicembre.
Il caso. La Corte d’Appello di Torino aveva condannato l’imputato per il delitto di stalking.
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione il condannato lamentando che erroneamente i Giudici di merito abbiano fondato il proprio convincimento sulla base delle affermazioni della parte offesa ed, inoltre, sostenendo l’impossibilità di configurare il reato in esame quando gli atti persecutori siano realizzati attraverso Facebook.
Attendibilità della persona offesa. In particolare, con il primo motivo il ricorrente sostiene che i Giudici non abbiano considerato le circostanze che avevano portato alla condotta persecutoria, ossia il fatto che la persona offesa avesse svelato alla moglie dell’imputato la relazione extraconiugale che li legava causando così una reazione rabbiosa del ricorrente.
Osserva la Suprema Corte che le dichiarazioni delle persona offesa possono da sole essere poste a fondamento dell’affermazione della responsabilità dell’imputato previa verifica delle credibilità della dichiarante e dell’attendibilità del racconto.
Nella fattispecie i Giudici di merito hanno analizzato compiutamente le condotte dell’imputato consistenti nei messaggi dal contenuto ingiurioso e minaccioso protratti nel tempo oltre alla creazione di un profilo Facebook altamente offensivo per la vittima. Per questo motivo, secondo la Corte, è da escludere, per la protrazione delle condotte, che esse fossero dovute ad un momento di rabbia.
Infine la Cassazione ha rilevato le molteplici prove dell’evento del delitto in riferimento alla causazione dei gravi sintomi di ansia e paura nella persona offesa provati dalla prescrizione di ansiolitici e dal ricorso alla psicoterapia.
Stalking e Facebook. Gli Ermellini hanno evidenziato che la creazione del profilo denigratorio su Facebook è solo una delle modalità degli atti persecutori posti in essere dal ricorrente. In ogni caso, secondo la Corte, i messaggi e filmati postati sui social network integrano l’elemento oggettivo del delitto di atti persecutori e l’attitudine dannosa di tale condotte non è tanto quella di costringere la vittima a subire offese o minacce per via telematica, quanto quella di diffondere su internet «dati, veri o falsi, fortemente dannosi e fonte di inquietudine per la parte offesa».
Nella specie il profilo in cui venivano postate foto e filmati denigratori della persona offesa induce ad affermare l’attitudine dannosa della pubblicazione di quei contenuti indipendente dalla possibilità che la persona offesa «possa ignorarli semplicemente non accedendo al profilo».
Per queste ragioni la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Crea un profilo Facebook contro l’amante: è stalking - La Stampa
Lo Studio Legale Mancino si occupa di tutte le fasi dell'assistenza legale in sede penale, sia per la difesa delle persone sottoposte a procedimento, sia per la tutela delle vittime di reato come parti civili. Lo Studio opera anche in tutti gli ambiti del diritto civile, dalla contrattualistica, al diritto di famiglia, separazioni e divorzi, successioni, diritti reali, assicurazioni e responsabilità civile, diritto bancario, nonché nel settore del diritto fallimentare e delle altre procedure concorsuali. L'Avv. Emiliano Mancino è abilitato alla difesa di fronte alla Corte di Cassazione. E' iscritto alle liste per il patrocinio a spese dello Stato. Lo Studio è a disposizione dei Colleghi che hanno necessità di collaborazione e/o di domiciliazione per tutti gli uffici giudiziari compresi nelle circoscrizioni dei Tribunali di Ferrara e Bologna.
Dal 2018 l’Avv. Emiliano Mancino aderisce al progetto Difesa Legittima Sicura, una rete di professionisti sul territorio nazionale che dà tutela legale a chiunque sia vittima di violenza.
Cassazione: “Se un sindaco non mantiene promesse è lecito insultarlo”
Meglio mantenerle, le promesse elettorali, a meno che non si voglia finire sbeffeggiati sui manifesti affissi dagli avversari politici che sono legittimati a dare del falso e del bugiardo a chi, dopo essere stato eletto, fa dietrofront sugli impegni presi davanti ai cittadini. La Cassazione ha infatti riconosciuto il diritto di critica politica a un gruppo di consiglieri comunali dell’opposizione che avevano affisso lungo le vie cittadine di un centro del messinese, Furci Siculo, dei manifesti nei quali l’ex sindaco Bruno Antonio Parisi veniva definito «falso, bugiardo, ipocrita, malvagio» per aver deliberato l’erogazione dell’indennità di funzione «così tradendo le promesse elettorali».
In primo grado, il Tribunale di Messina nel marzo 2014 aveva escluso l’esimente del diritto di critica politica, «viste le connotazioni personali delle ingiurie contenute nel testo dei manifesti» e aveva condannato i consiglieri di opposizione Sebastiano Foti, Carmelo Andronico, Beniamino Lo Giudice, Alessandro Niosi, Saverio Palato e Agatino Vinci. Su ricorso degli imputati, la Corte di Appello di Messina nel marzo 2016 li aveva invece assolti. Ora la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Parisi per ottenere il risarcimento dei danni da diffamazione.
Ad avviso degli “ermellini”, il verdetto di assoluzione è corretto perchè è partito «dal presupposto incontestabile della offensività delle espressioni usate per riconoscere che gli epiteti rivolti alla parte offesa presentavano una stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al sindaco in merito alla erogazione di funzione, a cui il primo cittadino aveva dichiarato di voler rinunciare in campagna elettorale». «In questo ambito, gli epiteti `falso, bugiardo, ipocrita´ si ricollegano, secondo la Corte territoriale - prosegue la Cassazione - al mancato adempimento delle promesse elettorali nonchè all’avere omesso di dichiarare pubblicamente il proprio ripensamento sul tema dell’indennità di funzione e, quanto all’aggettivo `malvagio´, ad azioni giudiziarie, asseritamente infondate, che egli aveva promosso contro gli avversari politici». Per la Suprema Corte, - sentenza 317 depositata oggi - «è apparso quindi chiaro ai giudici di merito che l’attacco al Parisi riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative sue e della sua maggioranza e, del tutto correttamente, si è escluso che sia trasmodato in un attacco alla dignità morale e intellettuale della persona offesa» come invece ha tentato di sostenere l’ex primo cittadino di Furci Siculo
Fonte: Cassazione: “Se un sindaco non mantiene promesse è lecito insultarlo” - La Stampa
In primo grado, il Tribunale di Messina nel marzo 2014 aveva escluso l’esimente del diritto di critica politica, «viste le connotazioni personali delle ingiurie contenute nel testo dei manifesti» e aveva condannato i consiglieri di opposizione Sebastiano Foti, Carmelo Andronico, Beniamino Lo Giudice, Alessandro Niosi, Saverio Palato e Agatino Vinci. Su ricorso degli imputati, la Corte di Appello di Messina nel marzo 2016 li aveva invece assolti. Ora la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Parisi per ottenere il risarcimento dei danni da diffamazione.
Ad avviso degli “ermellini”, il verdetto di assoluzione è corretto perchè è partito «dal presupposto incontestabile della offensività delle espressioni usate per riconoscere che gli epiteti rivolti alla parte offesa presentavano una stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al sindaco in merito alla erogazione di funzione, a cui il primo cittadino aveva dichiarato di voler rinunciare in campagna elettorale». «In questo ambito, gli epiteti `falso, bugiardo, ipocrita´ si ricollegano, secondo la Corte territoriale - prosegue la Cassazione - al mancato adempimento delle promesse elettorali nonchè all’avere omesso di dichiarare pubblicamente il proprio ripensamento sul tema dell’indennità di funzione e, quanto all’aggettivo `malvagio´, ad azioni giudiziarie, asseritamente infondate, che egli aveva promosso contro gli avversari politici». Per la Suprema Corte, - sentenza 317 depositata oggi - «è apparso quindi chiaro ai giudici di merito che l’attacco al Parisi riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative sue e della sua maggioranza e, del tutto correttamente, si è escluso che sia trasmodato in un attacco alla dignità morale e intellettuale della persona offesa» come invece ha tentato di sostenere l’ex primo cittadino di Furci Siculo
Fonte: Cassazione: “Se un sindaco non mantiene promesse è lecito insultarlo” - La Stampa
Lo Studio Legale Mancino si occupa di tutte le fasi dell'assistenza legale in sede penale, sia per la difesa delle persone sottoposte a procedimento, sia per la tutela delle vittime di reato come parti civili. Lo Studio opera anche in tutti gli ambiti del diritto civile, dalla contrattualistica, al diritto di famiglia, separazioni e divorzi, successioni, diritti reali, assicurazioni e responsabilità civile, diritto bancario, nonché nel settore del diritto fallimentare e delle altre procedure concorsuali. L'Avv. Emiliano Mancino è abilitato alla difesa di fronte alla Corte di Cassazione. E' iscritto alle liste per il patrocinio a spese dello Stato. Lo Studio è a disposizione dei Colleghi che hanno necessità di collaborazione e/o di domiciliazione per tutti gli uffici giudiziari compresi nelle circoscrizioni dei Tribunali di Ferrara e Bologna.
Dal 2018 l’Avv. Emiliano Mancino aderisce al progetto Difesa Legittima Sicura, una rete di professionisti sul territorio nazionale che dà tutela legale a chiunque sia vittima di violenza.
domenica 7 gennaio 2018
Giudici di pace, sciopero di un mese dall'8 gennaio
A partire da lunedì 8 gennaio i giudici di pace saranno in sciopero per 4 settimane consecutive per contestare la riforma voluta dal Ministro Andrea Orlando. Verranno garantiti solo gli atti indifferibili e urgenti, nonché la tenuta di un'udienza a settimana. “Abbiamo deciso di impugnare dinanzi al Tar Lazio tutte le disposizioni attuative dell'incostituzionale riforma del Ministro Orlando”, scrive in una nota l'Unione Nazionale Giudici di Pace, “a partire dalla circolare che vieta i trasferimenti e dagli imminenti bandi di concorso per le nomine di nuovi magistrati di pace ed onorari”. “Il Ministro Orlando”, prosegue la nota, “sta portando avanti una riforma che segnerà il de prufundis della giustizia in Italia e lo contrasteremo con tutti gli strumenti consentiti dalla legge. I giudici di pace ed i magistrati onorari già oggi trattano il 50% dei processi civili e penali di primo grado; non è pensabile, a fronte di un aumento futuro dei carichi di lavoro sino all'80% del contenzioso ed a parità di dotazioni organiche, che l'attuale rapporto a tempo pieno dei giudici di pace e dei magistrati onorari di tribunali e procure possa essere trasformato in un rapporto part-time; ciò determinerebbe un crollo della produttività ed efficienza degli uffici giudiziari, i cui disservizi già oggi costano al Paese mezzo miliardo di euro l'anno per risarcimenti dovuti alla lentezza dei processi”. “Il Ministro Orlando”, conclude la nota, “è venuto meno a tutti gli impegni assunti, anche con dichiarazioni pubbliche ed in Parlamento. Quanto meno in questo scorcio di mandato il Governo apporti con decreto legislativo quei correttivi minimi alla riforma richiesti dal CSM e dalle Commissioni parlamentari, ponendo gli oneri previdenziali a carico del Ministero, come già previsto dalla legge di bilancio, e regolamentando i trasferimenti e la responsabilità disciplinare dei magistrati onorari”.
Fonte: www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoCivile/2018-01-05/giudici-pace-sciopero-un-mese-8-gennaio-115736.php
Fonte: www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoCivile/2018-01-05/giudici-pace-sciopero-un-mese-8-gennaio-115736.php
Lo Studio Legale Mancino si occupa di tutte le fasi dell'assistenza legale in sede penale, sia per la difesa delle persone sottoposte a procedimento, sia per la tutela delle vittime di reato come parti civili. Lo Studio opera anche in tutti gli ambiti del diritto civile, dalla contrattualistica, al diritto di famiglia, separazioni e divorzi, successioni, diritti reali, assicurazioni e responsabilità civile, diritto bancario, nonché nel settore del diritto fallimentare e delle altre procedure concorsuali. L'Avv. Emiliano Mancino è abilitato alla difesa di fronte alla Corte di Cassazione. E' iscritto alle liste per il patrocinio a spese dello Stato. Lo Studio è a disposizione dei Colleghi che hanno necessità di collaborazione e/o di domiciliazione per tutti gli uffici giudiziari compresi nelle circoscrizioni dei Tribunali di Ferrara e Bologna.
Dal 2018 l’Avv. Emiliano Mancino aderisce al progetto Difesa Legittima Sicura, una rete di professionisti sul territorio nazionale che dà tutela legale a chiunque sia vittima di violenza.
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