mercoledì 28 dicembre 2016

Vicino ai 90 anni e afflitto da patologie serie: eccessivo il carcere

Condannato per mafia e per omicidio. Destinato a rimanere per sempre in carcere. Ma la sua età e le gravi patologie che lo affliggono da tempo rendono la detenzione una punizione eccessiva. (Cassazione, sentenza n. 54446, depositata il 21 dicembre 2016).
Umanità. Respinta dal Tribunale di sorveglianza la richiesta di un detenuto – classe 1928 – finalizzata ad ottenere «il differimento dell’esecuzione della pena». L’uomo, condannato «a cinque anni e quattro mesi di reclusione per associazione mafiosa» e «all’ergastolo per omicidio», deve continuare a rimanere in carcere, quindi, nonostante la sua anzianità e il lungo elenco di patologie che ne minano la mente e il corpo.
Questa decisione viene però messa seriamente in discussione dai magistrati della Cassazione. Da tenere in considerazione, difatti, l’affermazione fatta dall’uomo: “Ormai sono ridotto a fine corsa”.
A dare peso a queste parole, sia chiaro, le «relazioni» redatte da diversi medici: da quei documenti emerge «il deterioramento fisico e neurologico» del detenuto, deterioramento in continuo sviluppo anche «a causa dell’età (87 anni)» dell’uomo.
A fronte di questo quadro appare «non ammissibile», secondo i magistrati, «mantenere in carcere una persona che non è in grado di percepire il senso stesso della detenzione». E in questo caso, peraltro, «la detenzione» pare caratterizzata da «una sicura prognosi di morte» e va valutata come «contraria al senso di umanità».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Vicino ai 90 anni e afflitto da patologie serie: eccessivo il carcere - La Stampa

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