domenica 19 giugno 2016

“Vieni fuori che facciamo a pugni”: minaccia non credibile perché pronunciata da un classe 1928

La discussione condominiale degenera in una lite. La frase incriminata, cioè la proposta di una scazzottata, è teoricamente valutabile come una minaccia, ma l’età del protagonista, 84 anni, rende inoffensive quelle parole.

Età. Assurdo epilogo per la discussione condominiale, degenerata in lite. E le parole utilizzate da uno dei contendenti, cioè “Vieni fuori che facciamo a pugni…”, gli valgono addirittura una «condanna per minaccia», con relativa «pena pecuniaria».

La decisione assunta dal giudice di pace viene ora smentita dai Magistrati della Cassazione. A loro dire, difatti, la teorica «idoneità intimidatoria della frase» pronunciata durante lo scontro condominiale è smentita dalla valutazione del «contesto» della vicenda. Più precisamente, viene posta in evidenza la differenza d’età tra i due litiganti: quello che ha proposto la scazzottata è un giovanotto classe 1928, con oltre venti anni in più rispetto all’altro contendente.

Tutto ciò rende evidente, sanciscono i giudici, la «inoffensività» delle parole pronunciate nella foga della discussione in condominio.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/“Vieni fuori che facciamo a pugni”: minaccia non credibile perché pronunciata da un classe 1928 - La Stampa

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