mercoledì 18 maggio 2016

Figlio disabile e moglie depressa, ma l’uomo rimane in carcere

Sotto accusa per spaccio di cocaina e sottoposto alla misura cautelare più rigida. L’uomo richiama la propria precaria situazione familiare per chiedere i domiciliari. Per i giudici di Cassazione, però, tale richiesta non è accoglibile: per l’assistenza a un figlio disabile si può far ricorso anche a soggetti esterni all’ambito genitoriale. E l’uomo resta in carcere.
Spaccio. Gravi le accuse: viene ipotizzato, difatti, il «reato di associazione a delinquere finalizzato allo spaccio di cocaina» nella zona di Napoli. Decisivo il blitz compiuto dalle forze dell’ordine, che ha portato all’«arresto» di diverse persone «in flagranza di spaccio». Inevitabile l’applicazione della «misura cautelare della custodia in carcere».
A contestare il provvedimento è uno dei componenti dell’organizzazione, ritenuto dagli inquirenti uno dei perni del gruppo, essendo, tra l’altro, «corriere della droga, distributore agli acquirenti e reclutatore di altri spacciatori».
L’uomo si sofferma sulla propria situazione familiare, chiedendo di usufruire degli «arresti domiciliari». In particolare, egli spiega che è necessaria la sua presenza fisica a casa, avendo un «figlio minore invalido civile al 100 per cento» e la moglie affetta da una «sindrome depressiva».
Domiciliari. Tale quadro, però, non è decisivo, secondo i Giudici della Cassazione, che difatti confermano la «custodia in carcere» nei confronti dell’uomo con la sentenza n. 20080 del 13 maggio scorso. Ciò perché «le particolari problematiche relative all’assistenza materiale del figlio disabile, che può normalmente provenire da soggetti esterni all’ambito genitoriale, non possono essere ritenute paragonabili a quelle riguardanti l’assistenza di un figlio in età evolutiva, che richiede la presenza di almeno uno dei genitori».
Di conseguenza, anche tenendo conto della «specifica attitudine a delinquere», è impensabile l’applicazione della «misura degli arresti domiciliari, anche col controllo elettronico»: essa, difatti, non potrebbe impedire, spiegano i Giudici, «la continuazione dello spaccio, anche dal proprio domicilio, a mezzo di terze persone».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/Figlio disabile e moglie depressa, ma l’uomo rimane in carcere - La Stampa

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