sabato 27 febbraio 2016

Unioni civili, come funzionano i diritti di successione

L’approvazione in Senato della disciplina delle unioni civili e delle convivenze (il testo ora è alla Camera) ha messo in moto una forte curiosità di conoscere gli aspetti della normativa, per scoprire nei dettagli in che modo lo Stato consente l’aiuto reciproco tra persone conviventi, dello stesso sesso o non. Quali sono i nuovi diritti? E i doveri?
Il fenomeno delle convivenze è in continuo aumento. Già nel 2011, secondo dati Istat, si erano raggiunte un milione di coppie, metà delle quali tra persone mai sposate. Intanto i matrimoni calano a un ritmo del 5% annuo.
Le coppie di fatto che vogliono definire le “regole” della propria convivenza potranno farlo attraverso lo strumento del contratto di convivenza: un accordo scritto che, oltre a poter disciplinare la facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica, o la designazione dell'amministratore di sostegno, può regolamentare l'assetto patrimoniale della convivenza. Vediamo come, attingendo dalla guida del cittadino: «La convivenza, regole e tutele della vita insieme» realizzata nel 2014 dal consiglio nazionale del Notariato e da 11 tra le principali associazioni dei consumatori (Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori) che illustra gli strumenti utili a definire diritti e doveri delle coppie che non sono sposate ma desiderano comunque condividere la propria vita.
Ed è particolarmente sentita la necessità di disciplinare il caso di morte di uno dei due conviventi, trovandosi il partner, in mancanza di un testamento, privo di qualsiasi tutela, una condizione “delicata” se il partner in vita è economicamente più debole.
L’articolo 42 del testo approvato al Senato disciplina , in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, «il diritto del convivente di fatto, superstite, di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni, In caso coabitino figli minori o disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni».
Inoltre (articolo 43), nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha la facoltà di succedergli nel contratto.
Ecco invece le quattro principali differenze - elaborate dal Consiglio del Notariato - tra cosa prevede oggi la legge tra matrimonio e coppia di conviventi in materia di diritti successori

1 -La legge prevede a favore del partner del defunto diritti successori in mancanza di un testamento?
Si alla coppia unita da matrimonio
Al coniuge del defunto sono riconosciuti i seguenti diritti:
- l'intero patrimonio se non ci sono figli, ascendenti e fratelli del defunto;
- 1/2 del patrimonio se c'è un figlio;
- 1/3 del patrimonio se ci sono più figli;
- 2/3 del patrimonio se ci sono ascendenti o fratelli.
No alla coppia di conviventi
Al convivente la legge non riconosce alcun diritto successorio.

2 - Esiste un diritto minimo sul patrimonio del defunto riconosciuto al partner che non può essere violato né con testamento né con donazioni o altre liberalità poste in essere in vita?
Sì alla coppia unita da matrimonio 
Al coniuge è riservata una quota del patrimonio del consorte defunto (la “legittima”) della quale non può essere privato per volontà del defunto, sia stata questa espressa in un testamento o mediante donazioni o altre liberalità:
- 1/2 patrimonio se non ci sono figli o ascendenti del defunto;
- 1/3 del patrimonio se c'è un figlio;
- 1/4 del patrimonio se ci sono più figli;
- 1/2 del patrimonio se non ci sono figli ma ascendenti.
No alla coppia di conviventi 
Al convivente la legge non riconosce alcun diritto successorio e quindi neppure il diritto alla quota di legittima

3 - È necessario redigere un testamento per riconoscere diritti successori al proprio partner?
No alla coppia unita da matrimonio 
Se non viene redatto un testamento è la legge che disciplina la devoluzione dell'eredità, prevedendo specifici diritti successori a favore del coniuge del defunto (vedi sopra). Il testamento è necessario se il testatore intende attribuire al coniuge maggiori o diversi diritti rispetto a quelli che gli spetterebbero ai sensi di legge
Sì alla coppia di conviventi
Il testamento è l'unico strumento a disposizione del convivente per poter attribuire diritti successori al proprio partner. In mancanza quindi di un testamento, il convivente non potrà vantare alcun diritto sui beni caduti in successione, che si devolveranno a favore dei parenti del defunto sino al sesto grado.

Fonte: www.ilsole24ore.com/EnricoBronzo/Unioni civili, come funzionano i diritti di successione - Il Sole 24 ORE

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