sabato 12 settembre 2015

Processo tributario, paga chi soccombe

Cambia ancora una volta il regime dei costi nel processo tributario e i soggetti su cui devono gravare. Le spese processuali potranno essere compensate solo per gravi ed eccezionali ragioni e per soccombenza reciproca. La regola è che la parte soccombente deve essere condannata a pagare le spese alla controparte. E nell’ambito delle spese devono essere conteggiati il contributo unificato, l’Iva, il contributo previdenziale, nonché gli onorari, i diritti del difensore e tutti gli esborsi sostenuti. Lo prevede l’articolo 9 del decreto delegato di riforma del processo tributario, approvato dal Consiglio dei ministri e ora al vaglio delle commissioni parlamentari per il parere. Dunque, chi dà luogo a una controversia che poteva essere evitata usando l’ordinaria diligenza deve sopportare i costi del processo. La compensazione, al di là delle situazioni in cui sussiste una soccombenza reciproca, può essere dichiarata solo per "gravi ed eccezionali ragioni", che devono essere adeguatamente motivate. Per esempio la causa riguarda una questione nuova o complessa oppure si verifica un cambiamento di orientamento della giurisprudenza sull’argomento che forma oggetto del contendere.

Negli ultimi tempi i giudici hanno rafforzato sempre di più lo stop alle compensazioni a pioggia nel processo tributario. La Cassazione (ordinanza 14550/2015) ha affermato che la vittoria non può mai tradursi di fatto in una sconfitta. E’ quello che accade, secondo la Cassazione, se il giudice tributario compensa le spese di lite solo perché la causa è di valore modesto. La compensazione deve essere un fatto eccezionale ed esige un’adeguata motivazione. Si lede, infatti, il diritto di agire in giudizio se la parte vittoriosa non recupera le spese sostenute.

fonte: www.italiaoggi.it//Processo, paga chi soccombe - News - Italiaoggi

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