mercoledì 26 agosto 2015

Violenze sulla compagna, divieto di avvicinamento per l’uomo. Rientro a casa ‘forzato’: custodia in carcere

Amore – oramai esaurito – e odio – a piene mani –: rapporto di coppia davvero difficile da gestire... soprattutto per la donna, costretta a subire le costanti violenze – anche di carattere sessuale – del proprio compagno. Logica la contestazione del reato di maltrattamenti in famiglia, consequenziale il provvedimento di “custodia cautelare in carcere” nei confronti dell’uomo. Irrilevante il fatto che quest’ultimo sia ‘rientrato’ in casa, dopo un primo “divieto di avvicinamento” alla donna: quel ritorno tra le mura domestiche, difatti, è valutabile come una forzatura, e non come un segno di ricomposizione della coppia (Cassazione, sentenza 33601/15).

Il caso

Ottica condivisa dal gip e dal Tribunale della libertà: confermata la «custodia cautelare in carcere» per un uomo, finito sotto accusa per «maltrattamenti in famiglia», perpetrati, più precisamente, ai danni della compagna. Ultimo episodio, in ordine cronologico, quello verificatosi nei primi giorni di quest’anno, con una lite accesissima in automobile e caratterizzata da alcune lesioni riportate dalla donna. A rendere ancora più chiaro il quadro, secondo i giudici, poi, la constatazione che l’uomo, violando un precedente «provvedimento» che gli «imponeva il divieto di avvicinamento» alla oramai ex compagna, era rientrato, con la forza, nell’abitazione condivisa con la donna.

Secondo l’uomo, però, quel ritorno tra le mura domestiche era testimonianza di una «riconciliazione», con la consequenziale «volontà di ripristinare la convivenza», anche tenendo presente la «remissione di querela formulata» dalla donna. Carcere. Ogni obiezione, però, si rivela inutile. Anche per i giudici della Cassazione, difatti, è legittima l’applicazione della «custodia cautelare in carcere». Decisiva, sia chiaro, non solo l’ultima «lite» – ‘certificata’ anche dagli uomini della Polizia –, bensì pure i racconti fatti dalla donna, la quale ha spiegato di «aver presentato altre denunce nei confronti del convivente», aggiungendo che quest’ultimo, nonostante il «divieto di avvicinamento, adottato dall’autorità giudiziaria», ha «imposto la sua presenza all’interno dell’abitazione», presenza «non denunciata», aggiunge la donna, solo per «tutelare i figli».

Riflettori puntati, poi, proprio sulla nuova forzata convivenza: tale elemento non ha modificato i rapporti. Difatti, la donna ribadisce che la «situazione» è «insostenibile, considerato l’abituale comportamento violento» tenuto dall’uomo, spesso «sfociante in percosse e lesioni» e talora nella costrizione «ad avere rapporti sessuali». Per completare il quadro, infine, viene evidenziato anche lo ‘stile di vita’ dell’uomo, il quale «non lavora e non cerca neppure un’occupazione», costringendo la donna a «provvedere» da sola «al mantenimento della famiglia».

Assolutamente risibile, quindi, la visione proposta dall’uomo: il suo «rientro» a casa, in violazione delle «prescrizioni cautelari impartitegli», è stato «imposto» letteralmente alla donna. Tutto ciò rende evidente la necessità di ‘bloccare’ l’uomo, soprattutto tenendo presente la «notevole violenza esercitata nei confronti della convivente, che già versava in uno stato di profonda prostrazione fisica e psicologica»: confermata, perciò, la «custodia in carcere».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Violenze sulla compagna, divieto di avvicinamento per l’uomo. Rientro a casa ‘forzato’: custodia in carcere - La Stampa

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