venerdì 27 marzo 2015

Moglie condannata per un "calcio proibito" al marito. Non passa la tesi dell’aggressione da parte dell’uomo

Mira da cecchino professionista per una moglie, che centra in pieno il marito con un calcio, colpendolo, volutamente, nella zona più cara agli uomini... Momento di follia o reazione a un comportamento aggressivo da parte del coniuge? Più plausibile la prima ipotesi. E ciò comporta la condanna della donna (Cassazione, sentenza 9693/15).

Il caso

Sfavorevole alla donna è già la decisione del Giudice di pace, il quale ne sancisce la responsabilità per «lesioni personali semplici» in danno del marito, colpito «ai testicoli con un calcio». Per il difensore, però, è stata sottovalutata la «necessità» della moglie «di difendersi da un atteggiamento aggressivo dell’uomo». Infatti, «la donna, dopo il fattaccio, giunse trafelata ed impaurita nell’ufficio» di un amico.

La ricostruzione alternativa non convince i giudici della Cassazione, i quali confermano la condanna decisa dal Giudice di pace, alla luce della violenza messa in atto dalla moglie ai danni del marito. E' decisivo il richiamo alle «dichiarazioni» dell’uomo, accompagnate da «idoneo certificato medico, che attesta lesioni perfettamente compatibili» con l’episodio così come ricostruito. Inoltre, mancano appigli concreti per la tesi della «legittima difesa». Per esser chiari, quale era il «pericolo che incombeva sulla donna»? Quale era stata «l’azione offensiva posta in essere dal marito» e a cui la moglie «avrebbe dovuto reagire»?

Queste domande sono rimaste senza risposte. E, aggiungono i giudici del ‘Palazzaccio’, non sono state neanche «indicate le conseguenze patite» dalla donna a seguito dell’«aggressione», conseguenze inevitabili se davvero ci si fosse trovati di fronte all’azione di un «soggetto violento», come sostenuto dal difensore. Anche la «circostanza che la donna giunse trafelata e impaurita» da un amico – poi da lei chiamato a testimoniare – non può condurre, in automatico, a sostenere che ella «fosse stata aggredita»: assolutamente plausibile, difatti, concludono i giudici, che la donna fosse sì «impaurita» ma «solo perché temeva la reazione dell’uomo».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Moglie condannata per un "calcio proibito" al marito. Non passa la tesi dell’aggressione da parte dell’uomo - La Stampa

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