giovedì 19 febbraio 2015

“Mago” si approfitta di donne deboli: deve leggere nel suo futuro che la pena sarà più alta

La Corte d’appello condannava un imputato per numerosi episodi di truffa aggravata e di violenza sessuale aggravata. Secondo le accuse, l’uomo, definitosi mago, truffava ed induceva numerose donne a compiere o subire atti sessuali, abusando delle loro condizioni di inferiorità psichica.

L’uomo ricorreva in Cassazione, contestando la sussistenza della circostanza aggravante dei motivi abietti o futili (art. 61, comma 1, n. 1 c.p.). La Suprema Corte (sentenza 5171/15) rileva l’attività di “mago” da parte del ricorrente era rivolta a donne che gli chiedevano aiuto a causa di gravi problemi personali ed in stato di prostrazione psicologica. Facendo leva su «ignoranza e superstizione», nonché su «condizioni di estrema debolezza psicologica», l’imputato aveva indotto le vittime a sottoporsi a riti propiziatori o volti ad allontanare il malocchio, così come a prestarsi a pratiche sessuali, momento indispensabile della procedura magica. Veniva instaurato così un rapporto sempre più stretto con le donne, che venivano indotte ad affidarsi a lui con la speranza di trovare un sollievo. Gli Ermellini concordano quindi con la Corte territoriale, che aveva riconosciuto la circostanza aggravante dei motivi abbietti, considerato che l’imputato si era profittato con notevole meschinità e turpitudine dello stato di disperazione altrui. Infatti, per motivo abietto si intende quello turpe, ignobile, che rivela nell’agente un grado tale di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità, nonché quello spregevole o vile, che provoca repulsione. Per questi motivi, il ricorso viene rigettato dalla Corte di Cassazione.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - “Mago” si approfitta di donne deboli: deve leggere nel suo futuro che la pena sarà più alta

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