mercoledì 17 settembre 2014

I poliziotti lo tirano giù dal letto, lui la prende male: condannato

Pomo della discordia è il mancato pagamento di un taxi, e la conseguente denuncia del tassista. I rappresentanti delle forze dell’ordine chiedono lumi al cliente col conto ancora da saldare, ma lui risponde con un pugno e insulti a iosa. Evidente la sproporzione della reazione dell’uomo, che era stato assolto in primo grado. Conseguenziale è la condanna per resistenza a pubblico ufficiale. (Cassazione, sentenza 28144/14).

Il caso

A dare il ‘la’ all’episodio è la «denuncia» presentata da un tassista, che – in una scena fantozziana – ha «visto allontanarsi» il cliente, senza che poi «facesse ritorno per pagarlo», come, invece, «promessogli». Per questa ragione, due poliziotti vanno a chiedere conto all’uomo col conto ancora da saldare, arrivando a casa sua e svegliandolo per approfondire la vicenda. Eccessiva, però, è la reazione dell’uomo, che – infastidito per l’«essere stato svegliato» – colpisce «con un violento pugno ad un occhio uno dei poliziotti», poi provvedendo a «insultare e minacciare» gli esponenti delle forze dell’ordine, prima di «essere bloccato dopo una violenta colluttazione». Ma, a sorpresa, in primo grado, l’uomo viene liberato da ogni contestazione: ciò alla luce del riconoscimento, secondo i giudici, che i poliziotti hanno ‘provocato’ la reazione dell’uomo, «eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni».

Di avviso opposto, però, i giudici della Corte d’Appello, i quali, accogliendo il ricorso proposto dal pm, ribaltano la decisione assunta in primo grado e sanciscono la piena responsabilità dell’uomo per la propria condotta. E tale condanna viene condivisa anche dai giudici del ‘Palazzaccio’, i quali, difatti, respingono le obiezioni mosse dall’uomo, obiezioni fondate sempre sulla presunta arbitrarietà del blitz compiuto dai due poliziotti. Per i giudici, in sostanza, si può ammettere la «discutibilità del comportamento» dei poliziotti ma «solo sul piano dell’opportunità». E tale considerazione non viene modificata neanche dalla «querela sporta» dall’uomo e da sua madre in merito alle «arbitrarie modalità di accesso degli operanti all’abitazione» e alla presunta «aggressione» compiuta ai danni dell’uomo.

Ciò che rileva è la evidente mancanza di «proporzionalità tra offesa e reazione», tenuto conto che l’uomo – «a fronte del fastidio avvertito per essere stato svegliato» – «aveva colpito immediatamente con un violento pugno ad un occhio uno dei poliziotti, continuando ad insultare e minacciare i poliziotti, fino ad essere bloccato solo dopo una violenta colluttazione». Peraltro, aggiungono i giudici, «modalità e durata dei fatti» sono incompatibili con l’«ipotizzata opposizione all’accesso» sostenuta dall’uomo.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - I poliziotti lo tirano giù dal letto, lui la prende male: condannato

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