venerdì 12 settembre 2014

Chiudere il contenzioso con il Fisco: la conciliazione giudiziale

Riduce al 40% le sanzioni amministrative ed evita i rischi e i costi legati alla prosecuzione della lite: è la conciliazione giudiziale, cui il contribuente può ricorrere per chiudere un contenzioso aperto con il fisco. Condizioni e modalità della conciliazione sono state illustrate dalle Entrate nella Guida "Strumenti per evitare le liti fiscali", pubblicata nella nuova sezione "L'Agenzia informa" del sito web istituzionale.

La conciliazione giudiziale: si applica a tutte le controversie sottoposte alla giurisdizione delle Commissioni tributarie; è preclusa per le controversie di valore fino a 20 mila euro instaurate a seguito di rigetto dell’istanza di reclamo o di mancata conclusione della mediazione; può aver luogo solo davanti alle Commissioni tributarie provinciali, non oltre la prima udienza; può essere proposta dalla stessa Commissione tributaria provinciale (che in sede di prima udienza può prospettare alle parti il tentativo di conciliazione, non vincolante) o da ciascuna delle parti (contribuente, ufficio dell’Agenzia delle Entrate, ente locale, Agente della riscossione); può essere realizzata sia “in udienza” sia “fuori udienza”. Il contribuente può beneficiare di una riduzione delle sanzioni amministrative, che saranno dovute nella misura del 40% delle somme irrogabili, ma comunque non inferiori al 40% dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.

Conciliazione in udienza

La parte che vuole conciliare (in tutto o in parte) deve farne richiesta con una domanda di discussione in pubblica udienza, che va depositata presso la segreteria della commissione e notificata alla controparte entro i 10 giorni precedenti la trattazione. Dopo la data di fissazione dell’udienza di trattazione e prima che questa si sia svolta, l’ufficio può depositare una proposta scritta già concordata con il ricorrente. In assenza di una iniziativa di parte, è possibile che sia lo stesso giudice tributario a invitare le parti a conciliare. In ogni caso, se si raggiunge l’accordo, viene redatto un verbale in udienza, contenente i termini della conciliazione e la liquidazione delle somme dovute.

Conciliazione fuori udienza

Nel caso in cui la conciliazione proposta da una delle parti non abbia luogo durante la prima udienza, la Commissione può assegnare un termine massimo di 60 giorni per consentire alle parti di formulare una proposta di conciliazione fuori udienza, con preventiva adesione di entrambe. Fino alla data di trattazione in camera di consiglio o alla discussione in pubblica udienza, l'ufficio può depositare presso la segreteria della Commissione una proposta di conciliazione con l’indicazione dei contenuti dell’accordo e, se l’accordo viene confermato, il Presidente della Commissione dichiara, con decreto, l’estinzione del giudizio.

Versamenti

Le somme dovute per la conciliazione delle controversie tributarie vanno pagate in unica soluzione, entro 20 giorni dalla data di redazione del verbale (o da quella di comunicazione del decreto di estinzione del giudizio), oppure in forma rateale, in un massimo di 8 rate trimestrali di uguale importo (che salgano a 12 se il dovuto supera i 50 mila euro). La prima rata va versata entro 20 giorni dalla data di redazione del verbale o da quella di comunicazione del decreto di estinzione del giudizio. In caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di versamento della rata successiva, il competente ufficio delle Entrate iscrive a ruolo le residue somme dovute assieme alla sanzione per ritardati e omessi versamenti (di cui all'art. 13 del D.Lgs. n. 471/97) in misura doppia (pari al 60%).



Fonte: www.fiscopiu.it/La Stampa - Chiudere il contenzioso con il Fisco: la conciliazione giudiziale

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