venerdì 29 agosto 2014

L’autista prestanome è colpevole, a prescindere dal suo livello culturale

Anche un autista può far parte di un’associazione a delinquere formata in gran parte da soggetti professionalmente qualificati, quali commercialisti, avvocati, notai, non servendo alcun particolare livello tecnico-professionale per fornire il proprio consapevole contributo all’associazione medesima. Ma più che il livello culturale o di formazione professionale, per l’autista dei fatti di causa, sono state le mansioni svolte ad indurre la Cassazione a confermare la condanna al reato contestato e ai reati fine di concorso in bancarotta fraudolenta pluriaggravata e sottrazione fraudolenta al pagamento d’imposte.

Il condannato, infatti, partecipava in qualità di prestanome di una quindicina di società, alla struttura criminale capeggiata da due commercialisti, specializzatisi nel realizzare la stipula di atti di compravendita immobiliare tra società del medesimo gruppo economico al fine di accollare ad alcune di queste i rilevanti debiti tributari (mai pagati), per poi trasferirle fittiziamente all’estero onde sottrarle al fallimento. In tale contesto, l’autista, uomo di fiducia di uno dei commercialisti, oltre ad essere formale amministratore di alcune società, custodiva una pen drive contenente la contabilità occulta, e godeva della delega ad operare sui conti.

Tutti atti di gestione societaria, come già sostenuto dalla Corte d’Appello, sintomatici dell’effettiva consapevolezza delle condotte integranti i reati fine dell’associazione. Ma soprattutto, secondo gli Ermellini, per espletare tali mansioni, non occorreva la competenza di un commercialista, come sostenuto dal condannato, bastando la sua “dimostrazione di un’incondizionata affidabilità a vantaggio del soggetto che rivestiva un ruolo apicale, compito cui (il condannato) ha assolto in pieno e fino in fondo” . Con la sentenza del 27 agosto, n. 36182, il ricorso dell’autista viene respinto.

Fonte: Fiscopiù - Giuffrè per i Commercialisti - www.fiscopiu.it/La Stampa - L’autista prestanome è colpevole, a prescindere dal suo livello culturale

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