venerdì 29 agosto 2014

Bulli scatenati e violenti, ma viene decisa la messa in prova. Davvero possibile la rieducazione?

Troppo semplicistica la decisione del Gip. Accolte, quindi, le obiezioni mosse dal pm, fondate anche sul ‘peso specifico’ dei fatti contestati. Lacuna da colmare è quella relativa alle reali possibilità di rieducazione e di reinserimento sociale dei due minorenni.

Il caso

‘Bulli’ di quartiere, senza dubbio: due ragazzi – non ancora maggiorenni – hanno preso di mira, spesso e volentieri, loro coetanei, rapinandoli picchiandoli. Ciò nonostante, il gip opta per la soluzione ‘buonista’: così dispone la sospensione del processo per “messa alla prova” dei minori. Tale soluzione è troppo frettolosa e semplicistica: manca, difatti, una valutazione sulle possibilità di rieducazione e reinserimento sociale dei due ‘bulli’ (Cassazione, sentenza 26044/14).

A contestare la decisione del gip è il pm presso il Tribunale per i minorenni: a suo dire, difatti, mancano le «condizioni» per «disporre la messa in prova dei minorenni, in quanto i fatti contestati, non essendo occasionali, rappresentavano adesione a modelli di vita devianti». Allo stesso tempo, comunque, il pm evidenzia la mancanza, da parte del gip, di una adeguata «giustificazione» per il «provvedimento» adottato, ed eccepisce che «il progetto elaborato dai Servizi minorili non prende in considerazione il tema delle modalità dirette a riparare le conseguenze del reato».

Le obiezioni del Pm vengono ritenute corrette dai giudici del ‘Palazzaccio’, i quali evidenziano come il nodo gordiano sia, in questo caso come in altri simili, la valutazione della «possibilità di rieducazione e di inserimento del soggetto nella vita sociale», alla luce, è ovvio, di «indicatori» precisi quali «il reato commesso» e «la personalità del reo». Ebbene, di fronte alle malefatte dei due ‘bulli’, il «provvedimento del gip», viene evidenziato, «omette di formulare un giudizio prognostico sulla possibilità di rieducazione e reinserimento sociale», senza tener conto dei «fatti contestati», della personalità dei minori e del loro «comportamento successivo».

Troppe, e troppo evidenti, le lacune nel ragionamento decisorio del Gip... lacune che andranno colmate – difatti, la vicenda viene riaffidata al Tribunale per i minorenni – prima di decidere sulla legittimità della messa in prova dei due ragazzi.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Bulli scatenati e violenti, ma viene decisa la messa in prova. Davvero possibile la rieducazione?

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