mercoledì 14 maggio 2014

Blitz nello studio dentistico, una collaboratrice si allarga e interviene su un paziente. Titolare condannato

Condannato il responsabile della struttura per omessa vigilanza, e confermata la sanzione disciplinare della sospensione per tre mesi. Fatale il non aver posto dei ‘paletti’ precisi, per evitare che, in sua assenza, persone non abilitate potessero svolgere illegittimamente l’attività odontoiatrica.

Il caso

Eccesso di autonomia del collaboratore, nonostante le direttive fornite dal responsabile della struttura – uno studio dentistico, per la precisione –: ecco spiegata la contestazione dell’“esercizio abusivo della professione odontoiatrica”, a seguito di una ispezione ad hoc. A subirne le conseguenze è il responsabile della struttura, condannato, per “omessa vigilanza”, alla “sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per tre mesi”. (Cass., sent. 4928/14. Netta la linea di pensiero seguita dall’Ordine dei medici prima e dalla Commissione centrale poi: corretta la «sanzione disciplinare» della «sospensione per tre mesi» dall’«esercizio della professione» nei confronti del «responsabile sanitario» di uno studio, colpevole di omessa vigilanza sull’«attività odontoiatrica» svolta nella struttura. Più precisamente, egli, viene spiegato, ha consentito che «persone non in possesso dei necessari requisiti, per l’esercizio della professione odontoiatrica, esercitassero abusivamente tale professione». Fatale un ‘blitz’ compiuto nello studio, e che ha permesso di scoprire una «assistente alla poltrona» impegnata nell’«effettuare prestazioni odontoiatriche», ossia «ricementazione di un ‘ponte inferiore’ staccatosi» e «rimozione di un punto di sutura ad un dente estratto alcuni giorni prima». Come detto, alla figura del responsabile della struttura viene addebitato di non avere adottato «tutti gli accorgimenti necessari ad evitare che soggetti non abilitati compissero interventi non consentiti sui pazienti». Ma questa visione viene contestata dall’uomo, il quale – evidenziando anche la «inesistenza di alcun procedimento penale» – spiega che «il collaboratore» si è «del tutto discostato dalle mansioni affidategli», quindi il ‘fattaccio’ è da catalogare come «eccezionale e imprevedibile». Per questo, sostiene l’uomo, «attribuire la responsabilità per i comportamenti del collaboratore implicherebbe la impossibilità di funzionamento della struttura, poiché qualunque attività da svolgere, all’interno della stessa, andrebbe effettuata in presenza del sanitario, al fine di escluderne la responsabilità». Anzi, volendo estremizzare il discorso, «per escludere la responsabilità per omessa vigilanza», aggiunge l’uomo, «sarebbe necessario compiere in proprio ogni attività della struttura». Queste obiezioni, però, seppur dotate di logica, non scalfiscono affatto la visione che ha condotto alla «sanzione disciplinare» nei confronti del responsabile della struttura, sanzione che, difatti, viene confermata dai giudici del ‘Palazzaccio’. Tale decisione è fondata sulla considerazione che all’uomo è addebitato un «comportamento omissivo», cioè «non aver posto in essere gli accorgimenti necessari» perché la attività odontoiatrica «non fosse svolta da soggetti non abilitati». Evidente, per i giudici, il «comportamento negligente» dell’uomo, consistito «nella omissione di ogni cautela idonea ad evitare che prestazioni a lui riservate fossero svolte da suoi collaboratori, a ciò non abilitati». E questa ‘lacuna’ è resa ancor più grave perché l’uomo, proprio alla luce della «sua non continua presenza» in studio, avrebbe dovuto prendere i provvedimenti utili – fissando ‘paletti’ precisi – a «garantire che il personale operante presso la struttura non perpetrasse condotte abusive».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Blitz nello studio dentistico, una collaboratrice si allarga e interviene su un paziente. Titolare condannato

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