giovedì 20 febbraio 2014

Anche se prosciolto dall’accusa di violenza sessuale, il “padre-padrone” può vedere la figlia solo in presenza dell’assistente sociale

Pur in presenza di una decisione penale di assoluzione, le cautele previste nella sentenza di divorzio devono essere mantenute nel superiore interesse della prole, nonostante il carattere penalmente neutro delle condotte attribuite al padre. È quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza 26203/13. 
Il caso 
Il Tribunale, dopo aver disposto, in modifica delle condizioni stabilite nella sentenza di divorzio, una limitazione al diritto di visita ai figli da parte del padre, revoca quest’ultima, essendo stato l’uomo prosciolto dalle accuse di violenza sessuale a danno della figlia. La Corte d’Appello accoglie il reclamo proposto dalla madre, e ripristina le limitazioni prima previste, in quanto la decisione penale aveva escluso la natura illecita dei comportamenti dell’uomo, evidenziandone, però, l’inadeguatezza e facendo leva sulla sua inconsapevolezza in merito agli effetti della condotta tenuta. Il padre ricorre per cassazione, denunciando la mancata considerazione, da parte della Corte territoriale, della sentenza di proscioglimento e delle risultanze della CTU che aveva dato giudizio positivo sulla sua capacità genitoriale. Egli, in particolare, lamentava un generale atteggiamento di pregiudizio nei suoi confronti in contrasto con la decisione penale. Il ricorso viene giudicato inammissibile. La sentenza penale di proscioglimento non è vincolante: gli interessi della prole hanno sempre importanza primaria. La decisione penale di proscioglimento “non ha escluso la sussistenza di comportamenti inadeguati da parte del padre nei confronti della figlia  che hanno dato fastidio alla minore e che la stessa ha percepito come invasivi”. I motivi di ricorso presentati non colgono tale ratio decidendi e danno al provvedimento impugnato un carattere latu sensu cautelare: la Corte d’Appello non esamina la valenza penale dei comportamenti attribuiti all’uomo ma si limita a constatare che essi, per la loro oggettiva gravità e per le gravi e comprovate ripercussioni di natura psicologica, impongono, nel superiore interesse della prole, il mantenimento delle cautele precedentemente disposte, anche tenendo conto che l’uomo si era dimostrato incapace di comprendere “la portata negativa degli atteggiamenti tenuti”. Alla luce di tali conclusioni, la Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. 
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Anche se prosciolto dall’accusa di violenza sessuale, il “padre-padrone” può vedere la figlia solo in presenza dell’assistente sociale

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