giovedì 2 gennaio 2014

Il carabiniere ‘spiffera’ tutto ai malviventi, ma non è detto ci sia un contributo reale al sodalizio mafioso

L’illecita attività di rivelazione di notizie riservate si configura come contributo reale ed efficiente in favore del sodalizio mafioso o va ‘solo’ a beneficio di singoli esponenti malavitosi? Questo è il caso affrontato dalla Corte di Cassazione la quale, con la sentenza 38387/13, ha ritenuto che il giudice del riesame non abbia dimostrato il reale apporto all’associazione mafiosa.

Custodia in carcere per un appuntato dei Carabinieri accusato di aver rivelato ad esponenti di consorterie delinquenziali - ritenute affiliate ad una cosca operante in Calabria - segreti di ufficio riguardanti la procedura di installazione di apparecchiature di captazione ambientale presso il domicilio di un esponente del sodalizio criminoso, e di aver avvisato un altro membro di perquisizioni domiciliari da effettuarsi nei suoi confronti. Dopo la conferma della misura anche da parte del Riesame, l’imputato presenta ricorso per cassazione, ottenendo l’annullamento dell’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale per nuovo esame. C’è stato un contributo reale ed efficiente in favore del sodalizio mafioso? I Giudici Supremi, per quanto riguarda il concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, hanno affermato che, anche ‘solo’ in via gravemente indiziaria, deve ragionevolmente ritenersi che «l’illecita attività di rivelazione di notizie riservate possa configurarsi come contributo reale ed efficiente in favore del sodalizio mafioso e non già a beneficio di singoli esponenti malavitosi». A tale onere dimostrativo – conclude la S.C. – non ha certamente adempiuto il giudice del riesame.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Il carabiniere ‘spiffera’ tutto ai malviventi, ma non è detto ci sia un contributo reale al sodalizio mafioso

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