venerdì 13 dicembre 2013

Dare del ‘cretino’ è un'offesa vera, non un'espressione semplicemente censurabile

“Sei un cretino”: può sembrare, oggi più che in passato, espressione di poco peso, rispetto a epiteti ben più grevi, ma ciò non ne riduce affatto la potenzialità lesiva nei confronti della dignità di una persona. A maggior ragione quanto quella frase viene inserita all’interno di una diatriba in materia di soldi (Cassazione, sentenza 27980/13). Scenario è un confronto «non amichevole» – come definito da un testimone – tra due uomini, che discutono, con toni accesi, per alcune «questioni debitorie». Ma la scintilla è rappresentata dal ricorso ai termini ‘cretino’ e ‘stupido’, utilizzati per apostrofare la persona offesa. Questione da chiudere subito? Assolutamente no. Non a caso, la vicenda approda dinanzi al Giudice di pace, il quale, però, decide di azzerare ogni contestazione: in fondo, viene spiegato, le espressioni utilizzate sono «censurabili, dal punto di vista comportamentale» ma «non idonee», in questo caso, a «offendere onore e decoro». Ma l’ottica ‘modernizzatrice’ adottata dal Giudice di pace viene fatta a pezzi dai giudici del Palazzaccio, i quali, accogliendo il ricorso della persona offesa, mostrano di non condividere assolutamente l’idea che «dare del ‘cretino’» a una persona «sia solo manifestazione di inurbanità». Essendo acclarata la ricostruzione dell’episodio – ossia una discussione poco amichevole tra i due uomini –, è illogico pensare, secondo i giudici, che «nei rapporti fra due soggetti in contenzioso per questioni debitorie» sia «sedimentata una sorta di sensibilizzazione ai termini offensivi, che perderebbero, per consuetudine, rilevanza penale». Basti pensare, concludono i giudici, che neanche «in sede di dialettica politica, dove il ricorso a espressioni ‘forti’ è certamente da intendere più tollerato» è in discussione la «rilevanza penale» del ricorso a espressioni offensive.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Dare del ‘cretino’ è un'offesa vera, non un'espressione semplicemente censurabile

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