martedì 19 novembre 2013

Anonymous, sì all’accusa di associazione a delinquere

Può configurarsi l'accusa di associazione a delinquere per un hacker italiano di Anonymous, cui viene contestata la violazione di sistemi informatici di vari istituzioni, tra cui la Banca d'Italia. La sezione feriale penale della Cassazione, con la sentenza 46156/2013, ha giudicato corretto l'impianto accusatorio e il pericolo di reiterazione, in base al quale prima il Gip, poi il tribunale del Riesame di Roma, avevano disposto gli arresti domiciliari per un giovane di 21 anni.

Il ragazzo, Ludovico L., è accusato di essere "promotore/organizzatore" dell'associazione "finalizzata alla realizzazione di accessi abusivi e al danneggiamento di sistemi informatici". Nonostante la sua difesa abbia opposto che "non vi è un'organizzazione strutturale né un vincolo associativo e nemmeno un programma", ma piuttosto Anonymous è "uno spazio di libertà" in cui i partecipanti "utilizzano i propri computer", secondo la Cassazione le conclusioni del Riesame, "non lasciano dubbi sull'esistenza di un'organizzazione in rete volta all'ideazione, programmazione e realizzazione di reati informatici", essendo stati creati canali di comunicazione "attraverso i quali gli indagati operando sinergicamente predisponevano e realizzavano gli attacchi e stilavano documenti di rivendicazione".

La Cassazione ricorda che al riesame non sono chieste prove, ma "indizi tendenti all'accertamento di una qualificata probabilità di colpevolezza" e non ravvisa vizi nell'operato. Infatti, "la polizia - si legge nella sentenza depositata ieri - ha accertato l'esistenza di una vera e propria struttura" a cui hanno partecipato, con ruoli diversi, gli indagati. Da tali accertamenti, continua la Cassazione, "è emerso che la struttura si articola attraverso la predisposizione del blog ufficiale dell'organizzazione e del video di propaganda, da diffondere sul blog ufficiale, la predisposizione e gestione dei canali di comunicazione Irc privati" per la "discussione sulla vulnerabilità dei siti da attaccare, la definizione dei testi di rivendicazione poi diffusi mediante siti web e sulla pagine ufficiali di Anonymous".

Quanto alle misure cautelari, la Suprema Corte ritiene sussistenti sia il pericolo di «inquinamento probatorio», sia il rischio di «reiterazione dei reati». Il primo, si legge nella sentenza, «è connesso alla natura stessa dell'attività delittuosa, preordinata a compiere illecite intrusioni in sistemi informatici, al fine di pregiudicare la genuinità degli elementi acquisiti e ancora da acquisire in relazione alla compiuta identificazione dell'organico del gruppo, poiché alcuni soggetti sono sfuggiti all'identificazione». Il pericolo di reiterazione del reato, inoltre, «deve ritenersi sussistente - rileva la Cassazione - in considerazione delle caratteristiche e delle dimensioni dell'associazione, fondata su incessanti motivazioni ideologiche, che spingono i soggetti ad aggregarsi in maniera sistematica, allo scopo di programmare sempre nuovi attacchi a siti considerati ostili. La sistematicità degli attacchi ai siti target - conclude la sentenza – è dunque connaturale al modo di essere del sodalizio e alle istanze ideologiche che lo sorreggono».

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fonte: ilsole24ore/Anonymous, sì all’accusa di associazione a delinquere

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