martedì 10 settembre 2013

Oltre mille messaggi privati al mese col telefono aziendale: eccessivo il licenziamento

Oltre 13mila messaggi – 13mila e 404, per la precisione – ‘sparati’ dal telefonino aziendale, in appena undici mesi, per una spesa complessiva di poco superiore ai 3milioni e 200mila lire: oltre 1200 messaggi al mese, media da record! Ma, ecco la vera chicca, tutti messaggi a carattere privato. Eppure, questo abuso non può bastare per rendere legittimo il licenziamento adottato dall’azienda (Cassazione, sentenza 10550/13). A dare torto all’azienda, per la verità, provvede già la Corte d’Appello, che ribalta il giudizio emesso in Tribunale e dichiara «illegittimo» l’allontanamento del lavoratore deciso dall’azienda. Ciò perché il «comportamento del dipendente», seppur «sanzionabile», non è «così grave da giustificare l’espulsione dal posto di lavoro». A spingere i giudici in questa direzione alcune semplici considerazioni: primo, «si era trattato di comportamento posto in essere senza raggiri o frode, posto che l’invio dei messaggi era facilmente verificabile dal datore di lavoro», la Telecom, «che operava proprio nel settore della telefonia»; secondo, «il danno non era di notevole entità e il lavoratore si era sempre dichiarato disponibile a risarcirlo»; terzo, nessun «grave nocumento morale o materiale» era stato arrecato all’azienda; quarto, «per altri dipendenti, in situazioni analoghe, il risarcimento era stato consentito»; quinto, il dipendente «non aveva mai ricevuto alcuna contestazione né subito alcun procedimento disciplinare» in oltre trent’anni di servizio. E l’ottica adottata in Appello viene condivisa anche in Cassazione, laddove le contestazioni proposte dalla Telecom sono respinte in maniera netta. Anche per i giudici del Palazzaccio, difatti, alla luce di «gravità della condotta, intensità dell’elemento soggettivo e importanza del danno», non è possibile «ravvisare nel comportamento contestato una irreversibile lesione del vincolo di fiducia che deve legare datore di lavoro e lavoratore dipendente», né «quel grave nocumento materiale o morale» tale da legittimare la «massima sanzione espulsiva». E ciò vale, a maggior ragione, quando, come in questo caso, «non emergano quelle differenze che giustificano il diverso trattamento dei lavoratori» finiti sotto accusa per comportamenti analoghi. Ulteriore fronte, richiamato dall’azienda, è, infine, quello relativo alla ipotesi della applicabilità della cosiddetta ‘legge Fornero’, e quindi della «nuova disciplina sanzionatoria dei licenziamenti»: per i giudici, però, ci si trova di fronte a «un sistema che non incide sul solo apparato sanzionatorio, ma impone un approccio diverso alla qualificazione giuridica dei fatti, incompatibile con una sua immediata applicazione ai processi in corso».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it La Stampa - Oltre mille messaggi privati al mese col telefono aziendale: eccessivo il licenziamento

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