venerdì 13 settembre 2013

Il matrimonio con un’italiana salva il clandestino dall’espulsione

Nessun reato, e nessuna espulsione, per l’immigrato clandestino che sta per sposarsi con un’italiana. Il matrimonio, poi, è provato dalle pubblicazioni di rito. Per questo la Cassazione – con la sentenza 32859/13 - ha annullato la condanna inflitta al giovane promesso sposo.

Il caso
Cinquemila euro di ammenda, questa la pena a cui viene condannato un ragazzo straniero, imputato del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato italiano (art. 10 bis d.lgs. n. 286/1998). A ribaltare il verdetto, e quindi ad annullare la condanna perché il fatto non costituisce reato, però, è la Suprema Corte di Cassazione a cui l’imputato si è rivolto. La Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso basato sull’applicazione dell’esimente dell’esercizio di un diritto (art. 51 c.p.). Al momento del controllo effettuato dalla polizia, il 26 agosto 2011, il ricorrente, infatti, era in procinto di sposare una cittadina italiana, come provato dalle anteriori pubblicazioni di rito; matrimonio poi contratto il 19 novembre dello stesso anno. Gli Ermellini, a tal proposito, hanno sottolineato che «il cittadino extracomunitario che ha fatto ingresso e si trattiene nel territorio italiano al fine di esercitare un diritto riconosciuto dall’ordinamento, non viola l’art. 10 bis d.lgs. n. 286/1998 anche se non in possesso dei documenti validi per tale ingresso e successivo trattenimento».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it/La Stampa - Il matrimonio con un’italiana salva il clandestino dall’espulsione

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